Una pastorale per catalizzare il bene

Nelle parole di don Nicola De Sena la vita della parrocchia San Michele Arcangelo a Somma Vesuviana. Indialogo continua il suo viaggio nella vita parrocchiale in diocesi al tempo del coronavirus

 

La parrocchia San Michele Arcangelo è una delle cinque parrocchie di Somma Vesuviana, città vesuviana che ha registrato una ventina di casi Covid-19. Da pochi mesi, a guidare questa comunità cristiana c'è don Nicola De Sena. «La parrocchia - ci dice al telefono - attualmente è ferma. Non ci sono associazioni laicali, essendo arrivato a novembre 2019 non ho avuto ancora tempo per organizzare al meglio. Per il momento ci sono io come riferimento parrocchiale». In questo tempo di crisi il servizio sacerdotale di don Nicola è diventato quasi un catalizzatore di bene e di speranza: «Sto vivendo questo tempo con più preghiera e meno frenesia pastorale ma soprattutto con serenità. Sto cercando di trovare forza per poi trasmetterla a tutti coloro che mi chiamano e passano per la parrocchia impauriti».

In qualche modo don Nicola ha cercato di tenere unita la comunità restando in qualche modo in contatto con i gruppi di catechismo e cresima: «Dallo stop delle celebrazioni ho iniziato il giorno dopo le messe in streaming quotidiane compreso il triduo pasquale. Molte persone desiderano in qualche modo sentirsi comunità. Sarà sicuramente anche maggio così ed essendo la mia una comunità molto devota a Maria saranno importanti le celebrazioni in streaming nel mese mariano. Poi ogni mercoledì sempre in streaming sulla pagina facebook della parrocchia faccio una breve catechesi in diretta alle 21.30. Il gruppo dei cresimandi cerco di incontrarlo su skype. Con le catechiste stiamo in contatto coni bambini e genitori cercando di far vivere una chiesa sempre più domestica».

Don Nicola ha avuto la prontezza di prendere in mano la situazione prima anche dell’amministrazione comunale dando l’incipit a una catena di solidarietà che ha richiamato tanti cittadini al di là dei confini parrocchiali e rionali: «La nostra parrocchia è stata la prima ad iniziare con gli aiuti alle famiglie. Nella nostra comunità ci fu la richiesta d’aiuto da parte dei circensi, i quali non potevano muoversi e lavorare a seguito del decreto. Feci allora un appello e in un giorno abbiamo recuperato viveri per loro per un mese. E da lì è iniziata una catena di solidarietà. In seguito abbiamo cercato di coordinarci con l’amministrazione stando attenti ai professionisti della povertà che in queste occasioni ne approfittano». Alle richieste di aiuto dunque sia don Nicola sia i cittadini non si sono tirati indietro con diverse iniziative solidali: «La parrocchia è il centro in cui vengono le persone che si vergognano di andare dal sindaco. Da me sono venute il 95% delle persone che lavoravano a nero o a giornata che non hanno mai chiesto nessun sussidio per dignità. Nessuno ha chiesto soldi ma cibo per dare da mangiare ai figli. Abbiamo anche istituito un fondo per comprare medicinali agli anziani. Le persone fanno buoni in farmacia, poi me li portano e io li distribuisco a chi ne ha bisogno. Un’altra iniziativa è il fantacalcio solidale. Ho proposto ai giovani di  dare le quote alla parrocchia essendo il campionato fermo».

Quando c’è bisogno la Chiesa risponde presente nelle criticità senza perdere di vista le possibilità: «La criticità in questo periodo è la mancanza nostra di sacrificio, non siamo abituati a vivere questa dimensione. Il punto di forza invece è la riscoperta della famiglia. A volte la costrizione può essere educativa». Il post pandemia però spaventa per le conseguenze che comporterà e don Nicola chiarisce che la Chiesa deve farsi trovare pronta: «Il post pandemia incarna ciò che il papa ha detto ossia come Chiesa saremo un ospedale da campo e non solo perché dobbiamo curare solo le ferite della fede ma anche quelle degli uomini perché la gente è impaurita e sfiduciata. Quindi come chiesa dobbiamo affrontare questo disagio sociale, calmare gli animi e dare speranza non solo con donazioni ma anche come presenza». Il gruppo delle catechismo anche si adeguato a questa emergenza e al telefono Maria Alaia ha spiegato come insieme alle altre catechiste si sono mosse sempre guidate dal parroco: «La mattina ci sentiamo spesso anche solo con un buongiorno. Un momento forte per i bambini prossimi alla comunione è stato quello dell’indulgenza plenaria che noi abbiamo spiegato attraverso una storia». Una distanza che però ha rafforzato i contatti con i genitori dei bambini: «Questo periodo ci ha unito molto alle famiglie.  Si sono creati rapporti umani. Infatti ci siamo resi disponibili anche per aiutare i bambini nei compiti in video chat. Il rapporto con la famiglia è importante. Se portiamo i genitori in parrocchia allora così vengono anche i bambini». Le difficoltà sono tante e le famiglie sono consapevoli così come sottolinea Maria: «Dopo andremo sicuramente verso una crisi economica. Come cristiani e come comunità è come se fossimo stati violentati, non aver potuto partecipare alla settimana santa è stato terribile. Ma potremmo rinascere grazie alla fede. Molte famiglie si sono affidate molto alla preghiera in questo periodo. Si riscoprirà più purezza e più cura dell’altro dopo».





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