Elezioni, l'appello delle aggregazioni laicali

La campagna elettorale mette sempre più in evidenza che per la politica è tempo di concretezza. Lo chiede il Paese, lo chiede soprattutto il Sud. In particolare per giovani e famiglia, per lavoro e ambiente, per legalità e responsabilità sociale. 

Per il numero di gennaio del mensile diocesano inDialogo, abbiamo rivolto alle associazioni e ai movimenti diocesani queste tre domande:


1)Quali gli interventi secondo lei necessari per evitare che i giovani fuggano o si arrendano o si affidino alla criminalità organizzata per garantirsi una prospettiva di futuro? Come evitare che le famiglie soccombano sotto il peso dell’eccessiva spesa economica per la propria sopravvivenza? 

2)Basta un giro in macchina per rendersi conto che il larga parte il territorio è una “discarica diffusa”: non basta la buona volontà nella raccolta differenziata e non bastano gli impianti, a quanto pare. Cosa fare allora? Potrebbe la cura dell’ambiente essere anche possibilità di occupazione? 

3)Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da notizie di “stese” legate al controllo del territorio, soprattutto per lo spaccio di droga, e atti di ritorsione legati al settore del racket. La camorra, mai sconfitta, sembra tornare a fare anche tanto rumore, coinvolgendo tantissimi giovanissimi. Quali le risposte concrete perché i cittadini si fidino dello Stato e scelgano legalità e responsabilità sociale?

 

 

Raffaella Estatico, responsabile femminile Scout, Zona Felix

Giovani e famiglia. È necessario che i giovani vengano interessati al bene comune: la cosa pubblica non si deve leggere solo sui libri ma si deve vivere praticamente. L’Agesci crede che i bambini, i ragazzi ed i giovani ‘imparino facendo’, attraverso l’esercizio continuo dell’osservazione, della deduzione, dell’azione e della verifica. La scuola deve aiutare i giovani a uscire dalle semplici mura per riappropriarsi degli spazi comuni del proprio Paese e lo Stato potrebbe finanziare progetti strutturali per ridisegnare le piazze e gli spazi verdi nell’ottica della condivisione e della partecipazione.   Lavoro e ambiente. La cura dell’ambiente è certamente una possibilità di occupazione, come dimostra la crescita negli ultimi anni di start–up a impatto ambientale. Un esempio può essere il programma Best (Business exchange and student training), nato per favorire il cambiamento culturale nelle giovani generazioni di scienziati con un progetto basato su innovazione e trasferimento tecnologico. Giunto alla sesta edizione, ha visto in Silicon Valley ben 51 italiani che hanno creato 25 start–up, dalla chimica verde all’efficienza energetica passando per i rifiuti in orbita.   Legalità e responsabilità sociale. Rispondo con le parole de la «Carta del Coraggio», frutto dell’impegno di 30.000 giovani scout, che nell’agosto del 2014 hanno camminato per le strade d’Italia chiedendo di essere protagonisti del proprio futuro: «Gli organi dello Stato – si legge –, gli enti territoriali, le organizzazioni religiose non siano coinvolti in alcuna attività criminosa, le ripudino senza indugio e lottino come parte integrante della comunità, per costruire una società dove la legalità sia regola e non eccezione. Lo Stato in particolare deve incentivare tutte le forme di tutela nei confronti di chi prende posizioni nette contro ogni forma di illegalità, corruzione, criminalità organizzata e mafie. È anche compito dello Stato rieducare i condannati nel rispetto del senso di umanità, così da permettere il loro reinserimento all’interno della società civile».

 

 

Francesco Portentoso, coordinatore diocesano del Rinnovamento nello Spirito Santo 

Giovani e famiglia. Potrebbe sembrare ovvio dire che priorità sono il lavoro per i giovani, definendo nuovi profili lavorativi anche in base alla disponibilità che la società locale offre, garantire una formazione accessibile a tutti ed aiutare i giovanissimi a coltivare i propri interessi e passioni sostenendoli con aiuti e agevolazioni. Riguardo alle famiglie, schiacciate dal costo della vita, parte della soluzione dovrebbero essere il lavoro e opportuni interventi da parte dello Stato, alleggerendo la pressione fiscale, prevedendo agevolazioni per nuclei familiari, migliorando e potenziando i servizi già presenti sul territorio come i «supermercati solidali», e anzi impegnandosi per una corretta e maggiore diffusione dello spirito di solidarietà, attraverso il quale chi meno ha non si senta abbandonato e disperato.    Lavoro e ambiente. Non ho piena visibilità di quanto la cura dell’ambiente possa diventare opportunità di lavoro. Ma di certo se la nostra priorità resta il «noi stessi» allora tutto resterà così com’è. C’è bisogno di rovesciare la prospettiva e di vivere concretamente la nostra vita cristiana dando testimonianza anche quando ci costa sacrificio. ll Creato è un dono, l’educazione dovrebbe iniziare nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, dove si formano le coscienze. A mio avviso anche la nascita di figure professionali, se non ci fossero ancora, che si occupino di ecologia e di sostenibilità nelle amministrazioni potrebbero sensibilizzare la popolazione e motivare.    Legalità e responsabilità sociale. C’è davvero tanto da fare. E` opinione diffusa che lo Stato debba essere onesto e libero da coinvolgimenti non opportuni. E`compito di tutti noi attivarci affinché la «cultura di Pentecoste» entri e risani certi meccanismi. Auspico che lo Stato si avvicini sempre piu’ ai cittadini comprendendone amarezze e disattese tanto da saper rispondere prontamente alle emergenze del Paese non solo spiegando le Forze armate ma pensando a soluzioni  pratiche e realistiche.

 

 

Giuseppe Auriemma, rappresentante Movimento dei Focolari, Somma Vesuviana

Giovani e famiglia. La questione del lavoro è assolutamente prioritaria per assicurare inclusione sociale e piena cittadinanza democratica; cruciale è restituire al lavoro il suo senso più profondo di attività umana che nobilita. Inoltre, bisogna creare opportunità che possano favorire una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei ragazzi. Gli adulti hanno il compito, gravoso, di essere da esempio per innescare il desiderio di bellezza e verità, di giustizia, e quindi di felicità.    Lavoro e ambiente. Certo che la cura dell’ambiente e il riciclo dei rifiuti possono generare occupazione. Ma per questo occorrono progetti di ampio respiro, tipici delle città del nord Europa, insieme a una mentalità diversa, sia da parte dei cittadini che da parte delle amministrazioni comunali.    Legalità e responsabilità sociale. Anche qui, l’unica via è istruire le nuove generazioni, soprattutto quelle dei quartieri a rischio, affinché possano comprendere che esiste un altro mondo oltre il sangue e il malaffare. È necessario offrire tanta fiducia e investimenti reali sulla formazione, per la valorizzazione dei territori, con «zone franche» che possano far decollare le piccole imprese artigiane ma pure l’imprenditoria. I ragazzi non devono essere costretti a seguire la camorra o a espatriate per sentirsi «realizzati». Inoltre considerando che, in questi ultimi anni il bisogno di sicurezza sociale è cresciuto, una buona idea, proposta è già sperimentata altrove, potrebbe essere l’istituzione di “assistenti civici”: volontari, in età lavorativa e pensionati, disponibili ad impegnare una parte del loro tempo a favore della collettività. Si tratta di “cittadini”, cioè persone con senso civico e buona volontà, che non si limitano a notare le cose che non vanno, magari lamentandosi presso il Comune, ma si impegnano in attività di supporto alla Polizia municipale, con attività personale, spontanea, gratuita, finalizzata a prevenire l’insorgere di problemi. Gli assistenti civici monitorano il territorio assegnato, segnalano eventuali comportamenti incivili e problematiche varie alla Polizia Municipale.

 

 

Vitaliano Sena, referente diocesano di Comunione e Liberazione

Giovani e famiglia. La prima e più grave emergenza del Paese è quella educativa. I giovani devono essere «guardati», sostenuti nei loro ideali, educati alla bellezza, alla giustizia e alla felicità. La politica sulla scuola in questi anni ha parlato solo di strutture da qualificare e docenti precari da sistemare. Nulla sulla qualità del servizio offerto allo studente e alle famiglie. Bisogna rimettere al centro della politica scolastica lo studente, il giovane da educare e a cui offrire percorsi di crescita umana e culturale ed opportunità concrete di inserirsi con studi adeguati nel mondo delle professioni. Questo compito è dello Stato ma anche di una pluralità di soggetti pubblici, privati e del privato sociale in una corretta logica sussidiaria. Occorre valorizzare chi opera: scuola non statale, imprese coinvolte nella formazione professionale, associazioni sportive e di volontariato. Uno Stato più snello costa meno al contribuente e può mettere in campo incentivi per il diritto allo studio e sostegni per coloro che vogliono essere aiutati nel loro percorso formativo e professionale.    Lavoro e ambiente. Educare al rispetto dell’ambiente, ad una cultura del riuso dei materiali è importante. Ma è altrettanto fondamentale potenziare la ricerca perché si possano offrire soluzioni vantaggiose per la società ed economicamente compatibili nel riciclo dei rifiuti. I cittadini e le imprese poi vanno incentivati a conferire i rifiuti differenziati in modo corretto, con una politica di sconti sulla tassazione per chi conferisce più materiali riciclabili e invertendo il meccanismo stesso della tassazione. Non più una tassa a metro quadro iniqua per anziani, single e persone sole, ma una tassazione che tenga conto del volume dei rifiuti prodotti. L’incentivazione di nuove forme di imprenditoria in questo settore fatte soprattutto da giovani può essere un contributo ad un ambiente più vivibile, ma qui è lo Stato che deve fare la sua parte con il controllo del territorio e pene severe per chi inquina.    Legalità e responsabilità sociale. Le “stese” rappresentano, quando non sono missioni dimostrative della criminalità organizzata, la rivalsa dei giovani delle periferie e dei quartieri degradati verso le zone bene delle città e non solo di Napoli. Questo anche per una desertificazione ormai del territorio da presidi di legalità, di associazionismo impegnato, di luoghi di incontro e di socializzazione. Anche qui non c’è una sola risposta, ma una esigenza di fare rete tra agenzie educative, scuola, forze dell’ordine, istituzioni locali.

 

 

Biagio Maglione, referente diocesano dei Cammino neocatecumenale 

Giovani e famiglia. Ai giovani oggi è doveroso e necessario offrire nuove opportunità lavorative, concrete, sul territorio. Osservando e approfittando delle risorse ambientali, artistiche, culturali ed enogastronomiche della nostra terra nasce l’urgenza di incentivare, stimolare e coinvolgere tutte le necessarie forze imprenditoriali sfruttando le risorse umane presenti. Per le famiglie, elemento di unità e formazione morale, oggi occorre un concreto sostegno economico potenziando il welfare; potenziamento che deve tralasciare l’abito di un mero sostegno e divenire un virale modo di diffondere una nuova morale per superare le transitorie difficoltà economiche e dare l’opportunità di guardare con fiducia verso un nuovo domani.    Lavoro e ambiente. Deve esserci una profonda riflessione per far maturare la consapevolezza che ciò che ci circonda è un dono per la nostra sopravvivenza e la nostra felicità, per diffondere, applicare e realizzare l’Enciclica di Papa Francesco «Laudato Si’» che ci inviata ad conversione ecologica integrale. Da qui possiamo ripartire per creare opportunità occupazionale con start–up legate al riciclaggio e al compostaggio direttamente sul nostro territorio.    Legalità e responsabilità sociale. Sul territorio non servono solo «più militari» ma collaborazioni sul territorio e figure formative, professionali e qualificate che affianchino le istituzioni scolastiche e sociali. L’obiettivo è impegnarsi nell’accompagnamento e il recupero dei giovanissimi, che oggi devono essere contesi con determinazione all’inganno del facile guadagno e dei facili miraggi di benessere della malavita organizzata e non organizzata. Oggi non si può più titubare; oggi è il tempo di agire; oggi occorre annunciare, inculcare e mostrare con l’esperienza diretta che è possibile vivere nel tempo del terzo millennio attraverso i valori della legalità; oggi occorre annunciare che c’è una speranza, che c’è uno Spirito nuovo che li chiama a vivere concretamente l’esperienza di vita di pace.

 

 

Marco Iasevoli, presidente diocesano di Azione Cattolica

Giovani e famiglia. Il Sud sta lasciando andar via la propria risorsa fondamentale: le persone, i giovani, i talenti. I nostri rappresentanti in Parlamento dovranno agire insieme per un vero e proprio «Piano Sud» che individui i punti di forza economici del Mezzogiorno e verso di essi orienti l’intero progetto educativo, scolastico e formativo delle nuove generazioni. La politica degli «incentivi» alle imprese si è rivelata un palliativo e soprattutto non ha visto un’adeguata risposta in termini di responsabilità e progettualità da parte di imprenditori e sindacati. Sul versante della famiglia, è evidente l’urgenza di un intervento fiscale che premi e non penalizzi chi ha figli. L’Italia è l’unico Paese d’Europa dove la nascita di un bambino è un fattore di impoverimento.    Lavoro e ambiente. Diversi comuni del territorio sono riusciti a portare in alto la raccolta differenziata con un mix di informazione, controllo del territorio e sanzioni esemplari agli inadempienti. Ciò dimostra che la differenziata non è un’impresa impossibile. A fianco alle storie virtuose continua però ad esistere un business dei rifiuti ad alto impatto ambientale gestito da imprese infiltrate dalla camorra e sul quale la politica chiude gli occhi. La sconfitta di questo «sistema» non passa solo per l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine ma anche dal sostegno alla ricerca e all’innovazione tecnologica. Il Sud, per caratteristiche ambientali, è l’incubatore perfetto di start–up che offrano servizi e soluzioni per la riqualificazione sostenibile del tessuto produttivo.    Legalità e responsabilità sociale. La crisi economica ha acuito la «presa» della criminalità sulle fasce deboli e sui giovani e ha anche indebolito alcuni anticorpi che faticosamente la società civile aveva assorbito. La lotta alla criminalità è resa ancora più difficile da una forte sfiducia nelle istituzioni. La prima urgenza è risvegliare una massiccia partecipazione alla vita pubblica delle persone «normali» per isolare i pochi che dettano legge in nome di interessi privati e contrari al bene comune.

 

 

 

 

 

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