Dal like all'amen, l'invito del Papa

 

Lo scorso 24 gennaio in occasione della memoria liturgica di san Francesco di Sales il Santo Padre ha pubblicato il suo messaggio per la 53° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali il cui tema è: «“Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana».

Papa Francesco ripercorre i diversi significati e le diverse esperienze umane di comunità che discendono da una condizione costitutiva dell’uomo: essere– in–relazione. Si nasce da una relazione d’amore, siamo immersi nelle relazioni fin dal primo istante di vita e siamo fatti a immagine e somiglianza di un Dio che è relazione in sé. L’ambiente mediale è diventato così pervasivo che è ormai indisponibile il nesso che lo mette il contatto con la vita concreta.

Si avverte addirittura un certo pudore a chiamare concreta la vita non mediale, come se quest’ultima non lo fosse.

Se le reti mediali hanno contribuito da un lato a farci incontrare di più, a rendere più efficiente la nostra vita, a offrirci strumenti impensabili fino a qualche tempo fa, dall’altro presentano dei pericoli. Accade spesso di constatare l’uso manipolatorio di identità o informazioni, che anziché promuovere l’incontro favorisce l’isolamento e il conflitto, che tra i più giovani arriva a diventare cyberbullismo:

«È a tutti evidente come, nello scenario attuale, la social network community non sia automaticamente sinonimo di comunità».

Il più delle volte le social community diventano aggregati di individui tenuti insieme da interessi molto deboli, lontane dal realizzare una forte solidarietà umana. Bisognerebbe cominciare a pensare che i social e l’incontro in carne ed ossa sono due forme di relazioni complementari e non contrapposte. A tal proposito richiama la metafora di San Paolo (Ef 4): «La metafora del corpo e delle membra ci porta a riflettere sulla nostra identità, che è fondata sulla comunione e sull’alterità. Come cristiani ci riconosciamo tutti membra dell’unico corpo di cui Cristo è il capo. Questo ci aiuta a non vedere le persone come potenziali concorrenti, ma a considerare anche i nemici come persone».

La capacità di comunicare, e ancor di più quella di amare, trovano il loro radicamento in un Dio che si rivela come famiglia distinta di Persone in perfetta comunione d’amore: «Dio non è Solitudine, ma Comunione; è Amore, e perciò comunicazione, perché l’amore sempre comunica, anzi comunica se stesso per incontrare l’altro». Papa Francesco conclude con una serie di considerazione sulla rete, fatta non per intrappolare ma per liberare:

«La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui “like”, ma sulla verità, sull’“amen”, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri». 

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