Bella, questa Italia di eroi silenziosi

Un toccante omaggio all'Italia che ha lottato coraggiosamente contro il Covid-19. A cura di don Domenico Panico

 


a cura di don Domenico Panico

vicario episcopale per gli affari economici e amministrativi

parroco a San Francesco d'Assisi, contrada ai Romani, Sant'Anastasia

 

Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi (Bertold Brecht)

Sventurato la terra che non produce eroi (Antonio Sarti)

Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi, ma si prende le sue responsabilità (...)

                       

Dalla giovane anestesista che, per prima, intuì che il famoso paziente 1 fosse infettato dal Covid19, passando per il ristoratore, che preparava pizze per medici e infermieri sottoposti a turni massacranti in ospedale, e per il prete che, smessa la talare, infila di nuovo il camice da medico e ritorna in corsia, fino al malato di SLA che lascia a un ricoverato più giovane il proprio respiratore automatico, tutte le categorie sociali sono presenti nel gruppo dei nuovi 57 Cavalieri al Merito della Repubblica, insigniti dal Presidente Sergio Mattarella. Viva, dunque, l'Italia dell'ingegno, della ricerca, della scienza, dell'abnegazione e, soprattutto, della solidarietà. Viva l'Italia che non se n'è stata con le mani in mano ma ha saputo lottare con le unghie e con i denti contro la pandemia. Viva l'Italia che non s'è tirata indietro ma s'è scorciate le maniche e, tra le macerie d'un sistema sanitario smantellato e depredato, ha saputo trarre insospettate virtù. Viva, dunque, l'Italia che, questa volta, ha saputo mettere fantasia e genialità al servizio del bene comune. E viva anche quel galantuomo del nostro Presidente che, senz'attendere oltre, ha reso onore e merito a questa Italia bella e generosa, proclamandone le "eroiche virtù".

Ci sono proprio tutti in quella lista di Cavalieri: medici di famiglia e illustri primari, virologi, biologi, infermieri, operai, tassisti, operatori del 118, sportivi, alpini, cassiere di supermercato, avvocati, ricercatori, studenti, ma soprattutto c'è l'Italia, dal nord al sud alle isole, segno che l'Italia buona e bella abita tutta la penisola, dalle grandi città ai borghi montani più sperduti e inaccessibili. E' l'Italia che tutti desidereremmo vedere sempre, quella dei "santi della porta accanto", come li ha definiti Papa Francesco, e quella degli eroi a loro insaputa, come ci ricorda il Presidente. Che bella questa Italia che ci fa sentire orgogliosi di appartenervi, la bella Italia, esempio per tutto il mondo di vitale e genuina umanità. Bella, e forte davvero, quest'Italia di camici bianchi che, sostenuti dai propri Vescovi, hanno dato ai pazienti le cure della speranza e l'olio santo degli infermi. Bella, e generosa davvero, quest'Italia delle mense sociali, del Banco Alimentare, della Protezione Civile, delle Parrocchie e delle Associazioni di volontariato che non hanno fatto mancare pane, companatico, vicinanza e conforto ai nuovi e ai vecchi bisognosi. Bella davvero quest'Italia solidale che ha aperto il portafoglio per sostenere la sanità pubblica in difficoltà. Stupenda questa Italia umana e umanitaria che ha donato interi stipendi, mascherine, respiratori e ogni altro genere di dispositivi utili a fermare la diffusione della pandemia. Grande quest'Italia zoppicantemente cattolica in cui, finalmente, molti credenti dei giorni festivi hanno saputo far incrociare la via della fede con quella della carità vissuta e testimoniata, con una personale e volontaria discesa dalla Gerusalemme dei princìpi alla Gerico della sofferenza. Grande quest'Italia in cui le orribili tragedie della pandemia si sono incrociate con storie altrettanto stupende di solidarietà e abnegazione. Bella quest'Italia in cui non si è dovuto ricorrere a un miracolo dell'Onnipotente per avere un'ambulanza o per far rispettare le norme di sicurezza negli ospedali. Bella quest'Italia che ha saputo anche piangere i propri morti con compostezza e dignità. Grande anche quest'Italia delle Forze Militari, Armate di sola Pace, che hanno svolto servizi d'amore impegnativi e, talvolta, dolorosi, come si conviene alle forze di di difesa di un paese civile e progredito. Ma grande e bella anche l'Italia delle Forze dell'Ordine, anche quelle Municipali e Metropolitane -  cui il Presidente ha reso merito nominando Cavaliere un maresciallo della Benemerita -  che hanno svolto un lavoro oscuro, continuo e massacrante non solo sul versante della sicurezza e dell'ordine pubblico ma, soprattutto, in quello del servizio alla persona, impegno primo d'ogni appartenen te ai corpi di polizia. Viva, dunque, quest'Italia di tutte le Forze di Polizia, in cui non ci sono stati uomini che hanno detto "non tocca a me" e che hanno saputo mettere a disposizione della collettività, insieme a mezzi e competenze, anche una traboccante umanità, vero grande sostegno e esempio nei momenti di difficoltà. Bella quest'Italia dei carabinieri, dei poliziotti, dei finanziari che ritiravano la pensione per gli anziani e i disabili e portavano loro medicinali, vitto e amicizia. Viva questa bella Italia dei lavoratori delle forze dell'ordine che non si sono mai lamentati dei turni di lavoro massacranti e che, mentre Regioni e Governo sfornavano decreti e ordinanze senza posa, spesso contraddittorie, presidiavano i punti strategici delle zone rosse, degli snodi ferroviari e autostradali. Viva quest'Italia in cui, mentre altri erano chiamati a non fare, essi dovevano essere, invece, onnipresenti sui luoghi della disgrazia come su quelli del disbrigo quotidiano degli impegni d'ufficio.

Viva l'Italia di chi sa essere eroico senza pretendere di esserlo o di farselo dire...







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