Quei ragazzi senza parrocchia

L'impegno di accoglienza e integrazione dei salesiani a Torre Annunziata

Sostegno scolastico per combattere la dispersione, attività di laboratorio sportive e culturali, case famiglia per ospitare chi non ha un tetto. Tre declinazioni di un unico principio: l’accoglienza. L’esperienza dell’oratorio salesiano “Don Bosco” di Torre Annunziata include tutto questo. La guida, don Antonio Carbone, direttore-parroco dell’Opera Salesiana oplontina, traccia, sulle orme di don Giovanni Bosco, la strada da seguire. E, nel suo caso, l’accoglienza va a braccetto con l’integrazione.

I ragazzi di etnia rom, inadempienti scolastici, che frequentano il centro, rappresentano, appunto, il segno tangibile dell’accoglienza che si fa integrazione. “L’attenzione ai Rom – spiega il sacerdote - è nata dall’avvicinarsi al nostro oratorio di qualche ragazzo che, all’inizio, era visto con diffidenza sia dagli altri ragazzi che da noi educatori. Con il passare del tempo, abbiamo tentato di capire qualcosa in più del loro vissuto”.

Negli ultimi due anni, coadiuvato dai volontari dell’associazione Ubuntu, l’impegno in questa direzione è stato intenso. “Nei primi tempi, - aggiunge don Antonio - nessuno di loro frequentava la scuola. Intervenendo con le famiglie, siamo riusciti a convincerne alcuni. Altri li prepariamo direttamente con la formazione parentale tutti i pomeriggi della settimana, al fine di farli ottenere la licenza media”. Sostegno scolastico che si svolge dal martedì al sabato, dalle 15.30 alle 17.30. Insieme ai coetanei torresi, per i frequentanti. A parte, per gli ‘inadempienti’. Terminato lo studio, i rom svolgono le attività oratoriali insieme ai ragazzi locali. Attualmente, in totale, se ne contano una decina. Tra questi, la metà segue con costanza. Altri si aggiungeranno con il proseguire dell’anno scolastico. Alcuni tra loro hanno anche partecipato all’iniziativa “Estate ragazzi”, pensata per i mesi caldi.

Don Antonio sottolinea il vero punto di svolta della vicenda dei rom a Torre Annunziata. “Nel dicembre 2016, - racconta il salesiano - un campo Rom, situato nella zona di Largo Macello, doveva essere demolito per fare spazio alla bretella di collegamento tra il porto e l’autostrada. Siamo stati lì vari giorni e abbiamo mediato con l’amministrazione comunale per quanto riguarda lo spostamento di questo campo”. Tuttavia, la mediazione non servì e si procedette alla demolizione delle loro strutture abitative. “Pensando alla grotta in cui nacque Gesù Cristo - ricorda don Antonio - veder demolire delle capanne metteva una forte difficoltà”. Senza farsi a loro volta abbattere, i rom ricostruirono, nella zona portuale, delle baracche ove potersi trasferire, in prossimità del Santuario della Madonna della Neve.

L’accoglienza portata avanti da don Antonio riguarda, in toto, tutti i ragazzi che vivono situazioni difficili, non solo i rom. “È  necessario – chiosa il prete - comprendere i bisogni dei giovani di questo territorio. È compito dell’educatore trovare in loro un punto accessibile al bene. Quelli che vengono all’oratorio sono, perlopiù, ragazzi ‘senza parrocchia’, in quanto trovano difficoltà ad inserirsi nei percorsi ordinari delle parrocchie”. Circa duecento sono i ragazzi, dalla seconda elementare ai venti anni, che, ad ora, beneficiano delle strutture del complesso. Nel frattempo, l’amministrazione di Torre Annunziata, seppur sollecitata, rimane silente sulla questione.

 

FOCUS

Un campo di calcio, recentemente dotato di erba sintetica. La possibilità di praticare vari sport (pallavolo, basket, danza, rugby, badminton) e laboratori (manualità, batteria, cucito, ballo, coro). Due case famiglia per l’accoglienza di chi non ha più un tetto sotto cui vivere. Non solo sostegno scolastico, attenzione ai rom e percorsi di catechesi. L’accoglienza dell’Opera Salesiana si esplicita anche in altro. E i risultati ne sono la riprova. La storia di un ragazzo straniero del Gambia, ora dipendente della famosa pizzeria “Fratelli Caponi”, testimonia il lavoro di integrazione svolto dai salesiani. Giunto due anni fa a Torre Annunziata, in seguito ad uno sbarco avvenuto a Salerno, il giovane africano, ospitato presso una delle casa famiglia del centro, ha, ora, trovato anche un’occupazione*.

 

*l'articolo è stato pubblicato su inDialogo di Ottobre 2017, Dorso XII di Avvenire

 

 




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