Per il patrono della Chiesa universale

Il superiore dei Giuseppini del Murialdo di San Giuseppe Vesuviano presenta la figura di Giuseppe quale protettore della chiesa, quale custode primo della comunità cristiana


a cura di padre Angelo Catapano

superiore dei Giuseppini del Murialdo a San Giuseppe Vesuviano

 

Dal 2013 la Chiesa durante la Messa nelle preghiere eucaristiche invita tutti i fedeli ogni giorno ad invocare san Giuseppe. Testualmente il celebrante si esprime così rivolgendosi a Dio: “Donaci di aver parte alla vita eterna, insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe suo sposo, con gli apostoli e tutti i santi”.

Una menzione discreta, come da par suo è lo stile che caratterizza questo santo, eppure importante. Un’importanza che non meraviglia chi riconosce il ruolo speciale del padre terreno del Signore. Del resto è stata davvero speciale la sua presenza all’inizio della redenzione, che è stata affidata dal Padre eterno precisamente alla sua “premurosa custodia”, secondo l’espressione della liturgia nella solennità del 19 marzo.

Un prodromo di tale peculiarità è venuto alla luce 150 anni fa, quando san Giuseppe è stato ufficialmente proclamato Patrono della Chiesa universale. Il Papa di allora, il beato Pio IX, nel 1870 lo indicò profeticamente come il protettore ideale della comunità cristiana nel mondo. In un momento difficile, in cui non si sapeva a chi aggrapparsi, si trova il Patrono giusto. Come dice la preghiera solenne del suo successore Leone XIII: “A te o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, noi ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio”.

Il motivo è presto spiegato: se la Chiesa nasce in nuce come in una culla nella santa Famiglia di Nazaret, di cui è posto come capofamiglia san Giuseppe, è proprio il suo compito da sempre quello di proteggere la Chiesa.  Fanno ben riflettere quelle parole, nella medesima preghiera, davanti a tutti i mali del mondo: “Assistici propizio dal Cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore”. Ci avvediamo infatti di essere a rischio ed esposti a tanti pericoli, di cui non ci rendiamo conto. Basta una malattia, o un virus invisibile, o qualunque altra minaccia, per sentirci fragili e indifesi. Chi ci può difendere? Sempre tale preghiera offre una risposta e la individua nella missione paterna del Custode del Redentore: “Come un tempo scampasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità”.

Come nella sua azione di padre del Figlio di Dio ha saputo custodire e scampare il bambino Gesù e la sua famiglia, così ancora oggi san Giuseppe è pronto a difendere Cristo e la Chiesa. Nel tempo e nello spazio, individualmente e comunitariamente, non mancano bisogni e necessità di aiuto per ognuno e per tutta la Chiesa. San Giovanni Paolo II ha ribadito nel documento “Redemptoris custos”, che presenta la figura di san Giuseppe nel mistero di Cristo e della Chiesa, che abbiamo “perduranti motivi” per affidarci al Patrono della Chiesa del nostro tempo. Benedetto XVI ha affermato chiaramente: “Questa rimane la sua missione per sempre: custodire la Chiesa e il Nostro Signore” (19.3.2011).

Ultimamente papa Francesco invita alla preghiera per il Paese, nel giorno della sua festa, nella crisi della pandemia:
“Preghiamo uniti, affidandoci all’intercessione di San Giuseppe, Custode della Sacra Famiglia, Custode di ogni nostra famiglia”. Quindi ciascuno dei fedeli e la comunità cristiana intera è chiamato da un lato a far crescere in sé e nel mondo la presenza del Signore, dall’altro a riconoscere in san Giuseppe il padre e il protettore. Quel bambino Gesù che vediamo tra le braccia di Giuseppe rappresenta ognuno di noi e la Chiesa intera. È allora importante che ci vediamo come figli suoi, comprendendo che lui è stato scelto da Dio per prendersi cura di noi, per custodirci e farci crescere con la sua premura paterna. Come una volta in terra, ha protetto Gesù e Maria, così ora dal Cielo continua la sua protezione nei riguardi di tutti. Come la sua sposa Maria è “Madre della Chiesa” così c’è da vedere in san Giuseppe il ”Patrono della Chiesa”, il Papà che ci guida nella fede e ci accompagna nel cammino della vita. È lui che ha il ruolo giusto per far crescere Gesù in noi e in mezzo a noi. Nella sua intercessione abbiamo l’aiuto migliore per diventare veri cristiani e autentica comunità ecclesiale. Guardando al suo esempio e alla Santa Famiglia che gli è affidata intuiamo una nuova ecclesiologia: quella che ci fa vedere a Nazaret, in Gesù, Maria e Giuseppe il modello da seguire; quella che ci fa vedere la Chiesa come comunità dove è presente il Signore, a immagine di Gesù in mezzo a Maria e a Giuseppe perfettamente uniti nel suo amore (Matteo 18,20).

Dunque la preghiera quotidiana a san Giuseppe è doverosa e quanto mai opportuna anche oggi per tutta la Chiesa, che ha nel Padre celeste la sua sussistenza in ogni tempo e luogo, e che trova nel padre terreno del Figlio di Dio il suo Patrono universale. Risulta di grande attualità e significato quindi l’indizione dell’Anno di san Giuseppe fatta ora da papa Francesco, promulgando la lettera apostolica “Con cuore di padre”. Con cuore di Pastore il nostro vescovo Francesco Marino apre questo speciale anno di grazia per la diocesi di Nola nella festa della Santa Famiglia il 27 dicembre alle 18.30 nella città che porta il suo nome da quattro secoli, a San Giuseppe Vesuviano, nel santuario monumentale a lui dedicato.





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