In un tempo segnato da fragilità emotive, crisi identitarie e profonde solitudini, il mondo giovanile appare sempre più esposto a forme di disagio che si manifestano in modi drammaticamente concreti: violenza, isolamento sociale, disturbi alimentari, relazioni tossiche, dipendenze, autolesionismo, bullismo e cyberbullismo. In questo contesto, l’educazione non può limitarsi alla trasmissione di nozioni, ma deve diventare accompagnamento, cura, presenza. La proposta che qui si avanza è quella di riscoprire la Sacra Scrittura come strumento educativo e terapeutico, non in chiave moralistica o dottrinale, ma esistenziale.
Secondo la visione della Chiesa Cattolica, la Bibbia non è solo un testo sacro, ma una narrazione viva che interpella l’uomo nel suo profondo, lo accompagna nelle sue domande, lo consola nelle sue ferite. San Giovanni Paolo II affermava che “la Parola di Dio è luce per il cammino dell’uomo”. In questa luce, i giovani possono trovare non solo risposte, ma anche una compagnia che non giudica, che non abbandona, che non impone, ma che ascolta, ama e salva.
Bibbia: un testo che offre parole di consolazione e libertà
La violenza e la rabbia trovano eco nei Salmi, dove l’uomo grida il suo dolore: “Perché, Signore, stai lontano, ti nascondi nei momenti di pericolo?” (Sal 10,1). Gesù stesso ha conosciuto l’ingiustizia e la violenza, e ha risposto con il perdono: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). L’isolamento e la solitudine sono attraversati dalla presenza di Cristo, che si fa prossimo: “Non vi lascerò orfani, verrò da voi” (Gv 14,18). La crisi identitaria trova risposta nella chiamata personale di Dio: “Prima che ti formassi nel grembo materno, ti conoscevo” (Ger 1,5), e nella consapevolezza che ogni giovane è amato: “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo” (Is 43,4).
Le relazioni tossiche e le dipendenze possono essere illuminate dalla libertà evangelica: “Cristo ci ha liberati per la libertà” (Gal 5,1), e dall’invito a vivere l’amore come dono: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12). L’autolesionismo e la disperazione trovano consolazione nel Vangelo: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28), e nella certezza che nulla può separarci dall’amore di Dio: “Né morte né vita […] potranno mai separarci dall’amore di Dio” (Rm 8,38-39). Il bullismo e il cyberbullismo sono sfidati dalla logica del rispetto e della compassione: “Tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12), e dalla dignità riconosciuta a ogni persona: “Ciò che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
Proporre la lettura esistenziale della Bibbia nelle scuole, nei gruppi giovanili, nei percorsi di catechesi, significa offrire ai giovani una chiave per interpretare la propria vita, per dare nome alle proprie emozioni, per scoprire che non sono soli. È un invito a dialogare con Dio, a lasciarsi interrogare, a trovare nella fede non una fuga, ma una forza in grado di favorire nei giovani, specialmente, i più fragili lo sviluppo e l’acquisizione della resilienza per poter far fronte e reggere in maniera solida gli urti a cui la vita espone. La Chiesa Cattolica, con il suo patrimonio spirituale e pedagogico, può essere una guida autorevole e misericordiosa in questo cammino. Non si tratta di imporre, ma di proporre. Non di catechizzare, ma di accompagnare.
In un mondo che spesso parla ai giovani con superficialità o con paura, la Sacra Scrittura può essere una voce profonda, autentica, liberante. Leggerla con occhi esistenziali, alla luce dell’insegnamento cattolico, significa offrire loro una possibilità di rinascita, di senso, di speranza. Perché ogni giovane, anche il più ferito, è chiamato alla pienezza della vita. E la Parola di Dio, se accolta, può diventare il primo passo verso quella pienezza.
La Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. (Cf. Eb 4,12).
Uno strumento che può aiutare ad abitare bene anche i social
A partire da questa prospettiva, e in vista del nuovo anno scolastico, ipotizzare la realizzazione di percorsi formativi ispirati alla Bibbia può rivelarsi particolarmente stimolante. Come spesso ha ricordato Papa Francesco, nell’attuale contesto educativo è fondamentale avviare dei “processi” all’interno dei quali – soprattutto da parte dei docenti – si compia lo sforzo di suscitare nei discenti il desiderio di conoscere, predisporli all’ascolto e all’accoglienza del sapere, affinché possano apprendere facendo. In quest’ottica, proporre ai giovani la visione di un filmato ispirato a temi biblici e coinvolgerli, ad esempio, nella creazione di una campagna di sensibilizzazione sui social contro il bullismo e a favore del rispetto della dignità della persona umana, può risultare non solo efficace dal punto di vista formativo, ma anche profondamente necessario. La Bibbia, se utilizzata con consapevolezza e sensibilità, rappresenta ancora oggi un prezioso strumento capace di parlare al cuore dell’essere umano, offrendo risorse interiori e culturali affinché – per citare san Tommaso d’Aquino – la grazia non annulli la natura umana, ma la purifichi e la elevi, conducendola al massimo grado delle sue potenzialità.
Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. (Cf. 2Tm 3,16).
Per approfondire il tema
- Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Ed. San Paolo
- Giovanni Paolo II, Verbum Domini
- Benedetto XVI, Gesù di Nazaret
- Papa Francesco, Christus vivit
- Enzo Bianchi, La sapienza del cuore
- Carlo Maria Martini, La Parola di Dio ogni giorno