“Peregrinantes in Spem”: il cammino della speranza tra Vangelo e vita concreta

Continua il racconto delle Giornate nazionali di formazione e spiritualità missionaria in programma ad Assisi fino ad oggi, a cura di Nicola Monti e Marta Cenvinzo, giovani membri dell'Equipe del Centro missionario della Diocesi di Nola. Ieri la penultima tappa dedicata a missione e speranza.

Nella penutltima tappa delle Giornate nazionali di formazione e spiritualità missionaria in programma ad Assisi fino ad oggi, si è affrontato il tema "Peregrinantes in Spem, pellegrini nella speranza". I partecipanti sono stati guidati in un percorso biblico, teologico e di testimonianza, mostrando come la speranza cristiana non sia un’astrazione, ma una forza viva che trasforma la storia.

La mattinata si è aperta con la lectio sugli Atti degli Apostoli (15, 35-40), guidata dal biblista Angelo Fracchia che ha condotto l’assemblea attraverso tre figure dell’Antico e del Nuovo Testamento – Tobia, Rut e Barnaba – uomini e donne che, pur in contesti diversi, hanno saputo reinventare la loro vita mettendo al centro la relazione, segno che la vera novità nasce sempre dall’incontro. Un percorso che rimanda direttamente al Vangelo, là dove Gesù pone la relazione al cuore del suo annuncio.

A seguire, l’intervento del professore Roberto Mancini ha offerto una forte provocazione: la necessità di una “conversione di civiltà”. Non un semplice cambiamento di abitudini, ma una vera rinascita culturale e spirituale, capace di trasformare il potere – spesso vissuto come dominio – in servizio, inteso come atto d’amore. Solo l’esperienza dell’amore di Dio, ha ricordato Mancini, è capace di generare relazioni nuove, fatte di gratuità e fraternità. Ed è in questa possibilità di cambiamento che risiede la speranza cristiana.

Il pomeriggio ha portato le voci più concrete, segnate dalla vita vissuta: suor Paola Vizzotto, con la sua esperienza accanto alle donne detenute nel carcere di Rebibbia; Giuseppe Tonello, missionario in Ecuador e testimone della speranza incarnata nel lavoro del Fepp (Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio); e infine Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, che con emozione ha narrato la drammatica realtà dei migranti, descrivendo con passione il suo impegno quotidiano al confine tra dolore e accoglienza.

La giornata si è conclusa con la riflessione teologica di Simona Segolari Ruta, che ha offerto un’immagine profonda della speranza: non come attesa passiva, ma come anticipazione attiva del futuro di Dio che inizia già oggi. Il Vangelo, ha sottolineato, ci consegna una visione concreta del Regno: pane condiviso e amore reciproco. Per realizzarla occorre una conversione personale e comunitaria.

La teologa ha infine ricordato che il primo a sperare è Dio stesso, che attende dall’uomo il bene e la vita. Per questo la speranza non viene mai meno: essa è intrecciata al cuore del Vangelo e si impara camminando con esso.





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