Sabato 10 gennaio 2026, presso la sala consiliare del Comune di Pomigliano d’Arco, si è tenuto un interessante incontro di presentazione della prima esortazione apostolica di papa Leone XIV, Dilexi te – Ti ho amato, pubblicata lo scorso 4 ottobre.
L’evento, organizzato in sinergia tra le comunità parrocchiali e le istituzioni civili della città, è stato pensato nella novena in preparazione alla festa di San Felice in Pincis. L’iniziativa ha voluto rappresentare, per l’intera comunità cittadina, l’occasione per raccogliere l’eredità del suo Patrono, nell’attenzione corresponsabile ai poveri e alle povertà della città. Felice ci ha insegnato l’umiltà quando non accettò di diventare vescovo; ci ha insegnato il martirio, la testimonianza cristiana fedele e generosa pur nelle persecuzioni; ci ha insegnato a vivere dell’essenziale, nel distacco dalle cose terrene. Egli, infatti, rinunciò a tutti i suoi beni, non accettò mai alcuna servitù e, per vivere, soprattutto negli ultimi anni della sua vita terrena, coltivava con le sue stesse mani un campo preso in affitto. Ritenendosi ricco, divideva con i più poveri gli ortaggi raccolti e la mensa, tenendo per sé soltanto l’indispensabile. San Felice è il patrono dei poveri e Pomigliano ha scelto di celebrarlo con questo momento di studio e di confronto, che ha permesso di mettere in circolo proposte, desideri e risorse per una risposta solidale sempre più concreta e puntuale.
I poveri, per i cristiani, non sono una categoria sociologica
Ad aprire la tavola rotonda, moderata da Salvatore De Falco, direttore di Pomigliano Live, i saluti istituzionali del vicesindaco Domenico Leone e del parroco della parrocchia “Maria SS. del Rosario”, don Aniello Tortora, che si è espresso a nome di tutti i parroci della città. È intervenuto Antonio D’Orta, diacono e direttore della Caritas di Avellino, che ha presentato l’esortazione apostolica. Attingendo alla sua esperienza dell’entroterra avellinese, egli ci ha ricordato come il cuore della nostra fede sia proprio l’attenzione alle fragilità, perché «i poveri, per i cristiani, non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo» (DT 110). Infatti, «l’amore per il prossimo rappresenta la prova tangibile dell’autenticità dell’amore per Dio» (DT 26). Nei poveri, il Signore ha ancora qualcosa da dirci: il contatto con loro è un modo fondamentale di incontrarLo. Perciò, quando parliamo dei poveri, «non siamo nell’orizzonte della beneficenza, ma della Rivelazione» (DT 5). Il diacono ci ha richiamati, allora, a rivitalizzare il nostro desiderio di incontrare Gesù negli altri che troviamo lungo il cammino della nostra vita.
Crescenzo Auriemma, segretario generale UILM, ha sottolineato l’importanza dell’ascolto dei lavoratori che non riescono a sostenere le spese e dei giovani ragazzi che non riescono a trovare lavoro. Tutto perché, oggi, si delega al potere economico forte l’emblema della propria felicità e l’opzione per scegliere chi o che cosa essere, non guardando spesso al merito. Crescenzo ha evidenziato come tanti ragazzi della città spesso non raggiungono il diploma perché le famiglie non possono sostenere gli studi e gli adulti, concittadini, sono figli di una società distratta che non si accorge dei giovani disorientati, che non si assume più la responsabilità dell’educazione.
È intervenuto, poi, Salvatore Cantone, membro FAI e responsabile dell’associazione antiracket e antiu-sura “Domenico Noviello” di Pomigliano d’Arco. Salvatore ha evidenziato la necessità di educare a un uso responsabile del denaro per prevenire povertà e usura, in un contesto economico segnato da inflazione e crescenti disuguaglianze. Ha proposto strumenti come l’esdebitazione, l’accesso al credito legale e la collaborazione tra istituzioni, scuola e associazioni antiusura per contrastare il sovraindebitamento.
Caritas cittadini: un incontro quotidiano di volti
A nome delle sei Caritas cittadine, ha preso la parola Elisabetta Visca, referente della Caritas della parrocchia “San Felice in Pincis”. Elisabetta ha raccontato l’esperienza quotidiana delle Caritas parrocchiali, che incontrano volti e storie di povertà sempre più complesse nel territorio; molteplici forme di povertà, che riguardano non solo il bisogno materiale ma anche lavoro, casa, salute, istruzione e solitudine. Di fronte a fragilità crescenti, Elisabetta ha manifestato la necessità della Caritas di una collaborazione stabile con le istituzioni e l’intera comunità. Ha proposto alcune azioni concrete come tavoli permanenti di confronto con enti locali, percorsi più semplici di accesso ai servizi, formazione digitale, linguistica e professionale, educazione all’uso del denaro, reti di imprese per l’inserimento lavorativo, progetti di affitto calmierato e cohousing solidale, fondi per la salute, interventi educativi per minori e strumenti di prevenzione dell’usura. Elisabetta, infine, ha richiamato il valore evangelico dell’amore verso i poveri, inteso non solo come aiuto materiale ma come accompagnamento paziente e continuo, capace di custodire la dignità delle persone e di generare speranza nel territorio.
A conclusione del convegno, è intervenuto Domenico Leone, vice sindaco e assessore alle politiche sociali, sport e formazione del Comune. Il dottor Leone ha espresso l’appassionato desiderio dell’amministrazione di riportare in vita la dignità dei singoli: ci ha ricordato che la povertà deve avere un nome e un cognome perché cammina sulle gambe di persone che meritano una dignità e, quanto più aumenta il grado di dignità di persone che vivono situazioni di vulnerabilità e fragilità, tanto più cresce la postura sociale e civile dell’intera comunità. Ha sottoscritto tutto quanto la comunità ecclesiale ha presentato, rinnovando la disponibilità delle aule comunali e di una sempre più proficua collaborazione.
Al momento di formazione ha preso parte un gran numero di pomiglianesi. Tanti, con la loro presenza, hanno voluto prendere posizione, col desiderio di fare di più per la giustizia, per la carità, per la solidarietà. È stato un risveglio delle coscienze, perché ognuno faccia la propria parte con responsabilità e impegno. E la Chiesa, in questo, vuole essere sentinella di speranza nel territorio, sull’esempio di San Felice.