Signore, fa' che non avvenga mai più

L'omelia del vescovo Francesco per la Santa Messa in Coena Domini

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Anche questa sera il vescovo Marino, nell'omelia della Santa Messa in Coena Domini celebrata presso la Cattedrale, senza concorso di popolo, ha voluto rivolgere parole di coraggio e speranza agli uomini e alle donne del territorio diocesano. In una Cattedrale avvolta dal silenzio, è risuonato forte il richiamo del vescovo a puntare gli occhi sul Signore, unica e sola fonte di salvezza. Parole paterne, pronunciate con commosso affetto. Riportiamo qui i principali passaggi dell'omelia.

«Carissimi fratelli e sorelle, ho voluto introdurre la liturgia invocando la gioia del Signore, solo lui può infatti rendere il nostro cuore pervaso di gioia, può renderlo meno triste per le vicende che stiamo vivendo che toccano il cuore, la vita nostra e dei nostri fratelli. Vicende che mettono in apprensione il nostro cuore, che ci incutono timore, che ci tentano nella fiducia, nella speranza per il nostro futuro. Vicende tristi anche in questo momento che ci vede introno all'altare. C'è una contraddizione stasera nel celebrare senza la partecipazione gioiosa, cordiale, sentita dell'insieme popolo. Oggi è giorno di festa perché Gesù Cristo ha istituito il sacramento del suo corpo donato, sacrificato sulla croce, del suo sangue versato, sacramento di unità, anche visibile, anche partecipata nel segno del mangiare, nella risposta che noi siamo chiamati a dare alle parole "prendere e mangiate, questo è il mio corpo. Prendete e bevete questo è il sangue dell'alleanza". Certo i ministri del Signore che siamo qui e i pochi che servono all'altare si nutriranno del corpo di Cristo, ma voi, fratelli e sorelle, nelle vostre case non potrete partecipare in pienezza a questo nutrimento che risponde ad un desiderio del cuore di Cristo, nella notte in cui veniva tradito, nel momento in cui si consegnava in totalità nel suo corpo, nel suo sangue, nella realtà di se stesso alla Chiesa, perché la Chiesa stessa, rappresentata dagli apostoli e nella Madre del Signore, diventasse sua  sposa e suo corpo. E c'è uno stridore, che ci fa soffrire. Invocavo poco fa: "Signore, fa' che non avvenga mai più, fa' che questi giorni passino, che l' Eucaristia sia piena e raggiunga la salvezza e il cuore di tutti; che la Chiesa sia sempre nutrita dal tuo corpo, che posiamo sperimentare la liberazione da ogni male, quello della vita feriale, che possiamo intravedere sempre la gioia e la pienezza di vita che solo tu puoi dare: 'Fa che non avvenga mai più". La liturgia prevedeva stasera la lavanda dei piedi, un gesto del Signore che risponde ad un suo comando: "se io ho lavato voi i piedi, lavatevi voi gli uni gli altri".  Non lo faremo. Ma vorrei che tutti noi, ciascuno nella sua parte, soprattutto nelle vostre case, riviviamo i gesti dell'amore e del servizio in tutta la loro autenticità, come scaturenti dal cuore di cristo, dalla sua parola: "Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri". La liturgia avrebbe previsto  anche una processione eucaristica e un proseguo nell'adorazione del corpo di Cristo, nella preghiera che fosse preghiera di ringraziamento, di lode, di accompagnamento, dello stare con Gesù. Nei racconti evangelici che susseguono a quelli della narrazione della cena, ad un certo punto Gesù dice: "Basta, andiamo". E va, per salire al Monte degli Ulivi, nel giardino dell'agonia, affrontando da solo la morte. Ma chiede l'accompagnamento dei discepoli. Nella nostra preghiera familiare e personale, fratelli e sorelle, sentiamo di corrispondere a questo desideri di Cristo, di andare, di stare con lui. Di attraversare con lui le nostre fragilità, il nostro dolore, il dolore del mondo, come Gesù. Gesù confortato dal Padre, dall'angelo; Gesù che pur avvertendo fino in fondo la solitudine, si consegna nella fedeltà. Così anche noi, in tutte le circostanze della nostra vita, andiamo. Attraversiamo i nostri momenti dolorosi sapendo che oltre la morte c'è la vita, che Dio è più grande di ogni male, sapendo che questa grandezza noi la misuriamo sull'impotenza stessa della croce: "avendo amato i suoi, li amò fino alla fine", è questo il nostro Dio. E questo Dio noi vogliamo servire, e servirlo con la realtà della fede e della speranza in lui. E così sia». 

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