Con prudenza e coraggio creativo

Il messaggio dei Vescovi della Campania ai presbiteri e a quanti sono impegnati nella difficile ripresa delle attività pastorali.

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«Carissimi presbiteri, diaconi, consacrati, seminaristi, laici. Nel dirvi ancora grazie per quanto avete fatto e state facendo per il nostro territorio in questo tempo che ci costringe a rinunciare all'abbraccio di un amico, vi invito a leggere, e a far vostro e quindi nostro, il messaggio dei vescovi della Campania rivolto ai presbiteri e a quanti sono impegnati nella difficile ripresa delle attività pastorali: insieme alle Chiese sorelle regionali alziamo lo sguardo verso il futuro indicatoci dal Signore, un futuro che è sempre di speranza; con prudenza e creatività continuiamo ad annunciare il Signore, a soccorrere i bisognosi e consolare gli afflitti, a rendere lode al Signore attraverso la partecipazione all'eucaristia: il Papa lo ha ricordato ieri, senza liturgia non c'è cristianesimo. Vi incoraggio e vi sostengo, tutti e ciascuno. Non sentitevi mai soli».

Con queste parole il vescovo di Nola, Francesco Marino, presenta Con prudenza e coraggio creativo, il messaggio dei Vescovi della Campania ai presbiteri e a quanti sono impegnati nella difficile ripresa delle attività pastorali. 

Centrale nel testo risuona una domanda: «In questo tempo molti si aspettano dalla Chiesa che, attraverso la carità, sia vicina alle sofferenze della gente. L’abbiamo fatto e lo stiamo facendo: le nostre comunità ecclesiali, il nostro popolo hanno scritto, in questo periodo, una pagina di carità che resterà nella storia delle nostre Chiese. Come non ricordare qui il coraggio dei nostri sacerdoti, l’opera delle nostre Caritas, la generosità dei volontari, che hanno segnato, in maniera memorabile questi nostri giorni? Ma, ci chiediamo, la Chiesa è solo questo? È solo questo il suo compito in questo tempo di pandemia? Altri, soprattutto le Istituzioni, ci hanno chiesto di supportare l’azione dello Stato e di invitare i fedeli ad essere responsabili e ad adottare le misure di sicurezza. Durante il periodo del lockdown si sono lette e sentite molte esortazioni dei responsabili ecclesiali a seguire le regole sanitarie. Ma, anche qui, la Chiesa è solo questo? È solo questo il suo compito in questo tempo di pandemia? Che cosa è stato manifestato del messaggio specifico che è proprio ai cristiani? Forse abbiamo rinunciato a dire qualcosa di nostro, di evangelico, in questa situazione inedita e complessa? Esortiamo tutti ad esplicitare di più il nostro compito specifico in questa situazione: quello di offrire un supplemento d’anima, offrire un senso, dare un orientamento, indicare una rotta, una luce in questa notte che è scesa su di noi. Chi dona tutto questo è una Persona: Gesù Cristo».

Ecco il messaggio integrale


CON PRUDENZA E CORAGGIO CREATIVO
Messaggio dei Vescovi della Campania ai presbiteri e a quanti sono impegnati nella difficile ripresa delle attività pastorali


Carissimi,
in continuità con la “lettura sapienziale del tempo presente”, offerta nello scorso luglio, avvertiamo il bisogno, in questa fase che è segnata ancora dall’assedio dell’epidemia, di dire una parola amica, che incoraggi a guardare il futuro con speranza. Vorremmo raggiungere tutti voi, presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, laici e laiche, che siete impegnati nella difficile ripresa delle attività pastorali. 

1. «Sentinella, quanto resta della notte?» (Is 21,11). Questo testo di Isaia ha due punti che vanno tenuti ben presenti: la sentinella, immagine del profeta che legge la storia in anticipo rispetto agli altri, e la notte che rimanda al dramma di una storia che nemmeno il profeta riesce a penetrare. La condizione così delineata ha molti punti
di aggancio con la nostra attualità. La domanda sulla durata della notte ci appartiene; è la nostra domanda di oggi: quanto resta della notte? La crisi del Covid è stata come uno specchio per la Chiesa; essa ha rivelato quel che esisteva già: da una parte, la cura degli altri, il dinamismo, la creatività, ma, dall’altra anche l’inerzia, il ripiegamento su di sé, l’immobilismo davanti a nuove sfide. In questa “notte” in cui la vita delle nostre comunità è ancora parzialmente bloccata, restiamo ammirati di molti di voi che hanno cercato di non perdere i contatti con i fedeli, anche attraverso forme nuove e creative. Rinnoviamo la riconoscenza a questi sacerdoti e operatori pastorali per la generosa disponibilità con cui, anche in questi mesi difficili, hanno saputo mantenere i contatti con le persone, in particolare i ragazzi e le loro famiglie, ricorrendo anche all’uso dei mezzi digitali. Li incoraggiamo a perseverare in questo cammino. Altri, invece, forse per la paura di possibili contagi, non hanno reagito all’immobilismo, magari attendendo che tutto passi. Invitiamo questi ultimi a non assumere un atteggiamento attendista. È vero: questo non è il tempo di fare programmi o di dare risposte, in quanto, come è stato detto, “siamo ancora sott’acqua”; ma è anche vero che bisogna evitare il rischio che, con il passare del tempo, il nostro popolo si disaffezioni, si “raffreddi” nell’appartenenza e nella partecipazione alla vita ecclesiale e si isoli sempre di più. Consigliamo, perciò, di riprendere con prudenza e coraggio creativo le attività  pastorali, raccomandando, certamente, l’adozione delle misure di sicurezza, ma curando anche di non trascurare l’attenzione alle persone e alle relazioni. Lo spirito di questo nostro intervento è quello di dare entusiasmo e di trasmettere il messaggio che dobbiamo riprendere il cammino e rimetterci in gioco, senza attendere altri tempi. Diciamo no all’ “accidia”, che potrebbe far morire il cammino delle nostre comunità. Vi esortiamo ad avere uno sguardo di speranza, come ci ha invitato a fare Papa Francesco: «Per adorare il Signore bisogna anzitutto “alzare gli occhi”: non lasciarsi cioè imprigionare dai fantasmi che spengono la speranza, e non fare dei problemi e delle difficoltà il centro della propria esistenza. Ciò non vuol dire negare la realtà, fingendo o illudendosi che tutto vada bene. No. Si tratta invece di guardare in modo nuovo i problemi e le angosce, sapendo che il Signore conosce le nostre situazioni difficili… Quando fissiamo l’attenzione esclusivamente sui problemi, rifiutando di alzare gli occhi a Dio, la paura invade il cuore e lo disorienta» (Omelia nella Santa Messa nella Solennità dell’Epifania del Signore, 6 gennaio 2021).

2. In questo tempo molti si aspettano dalla Chiesa che, attraverso la carità, sia vicina alle sofferenze della gente. L’abbiamo fatto e lo stiamo facendo: le nostre comunità ecclesiali, il nostro popolo hanno scritto, in questo periodo, una pagina di carità che resterà nella storia delle nostre Chiese. Come non ricordare qui il coraggio dei nostri
sacerdoti, l’opera delle nostre Caritas, la generosità dei volontari, che hanno segnato, in maniera memorabile questi nostri giorni? Ma, ci chiediamo, la Chiesa è solo questo? È solo questo il suo compito in questo tempo di pandemia? Altri, soprattutto le Istituzioni, ci hanno chiesto di supportare l’azione dello Stato e di invitare i fedeli ad essere responsabili e ad adottare le misure di sicurezza. Durante il periodo del lockdown si sono lette e sentite molte esortazioni dei responsabili ecclesiali a seguire le regole sanitarie. Ma, anche qui, la Chiesa è solo questo? È solo questo il suo compito in questo tempo di pandemia? Che cosa è stato manifestato del messaggio
specifico che è proprio ai cristiani? Forse abbiamo rinunciato a dire qualcosa di nostro, di evangelico, in questa situazione inedita e complessa? Esortiamo tutti ad esplicitare di più il nostro compito specifico in questa situazione: quello di offrire un supplemento d’anima, offrire un senso, dare un orientamento, indicare una rotta, una luce in questa notte che è scesa su di noi. Chi dona tutto questo è una Persona: Gesù Cristo.

3. «Mi fu poi rivolta questa parola del Signore: “Che cosa vedi, Geremia?”. Risposi: “Vedo un ramo di mandorlo”. Il Signore mi rispose: “Hai visto bene: poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla”» (Ger 1, 11-12). Con questo messaggio non intendiamo dare indicazioni concrete uguali per tutti, essendo diverse le situazioni delle nostre Diocesi e delle singole parrocchie, per spazi, operatori pastorali e risorse. Ma intendiamo offrire alcuni criteri a cui ispirarsi per affrontare questa fase nella vita pastorale delle nostre comunità. Secondo l’immagine usata dal profeta, questo è il tempo di generare “visioni”, cioè di fare  spazio alla creatività, anche alla creatività pastorale. La ripresa delle attività pastorali è “necessariamente graduale e ancora limitata dalle misure di tutela della salute pubblica”, ma bisogna porre le condizioni “per aprirsi a nuove forme di presenza ecclesiale” (cf. Lettera della Presidenza CEI, 23 luglio 2020).

Ci sembra che, in questi mesi di emergenza sanitaria, siano emerse alcune priorità che proviamo ad indicarvi.

  • «Tu ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta: … di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri» Così diceva Papa Francesco in quella sera del 27 marzo. Anzitutto, reimpostare la rotta verso di Lui. La pandemia ha riportato a galla la verità profonda che tutte le cose sono precarie e transitorie. Questa crisi può essere l’occasione per riscoprire che nonostante tutto c’è un punto fermo da cui ripartire, e questo punto fermo è Dio. Questo è il tempo di rimettere “in auge” parole antiche che forse abbiamo dimenticato: la domanda sulla vita, sulla morte, sull’orizzonte ultimo della vita eterna. Pertanto, esortiamo le nostre comunità a dare maggiore spazio, in qualsiasi forma, alla Parola di Dio, alla catechesi degli adulti.
  • Esortiamo a riprendere i cammini di fede, soprattutto per l’iniziazione cristiana dei ragazzi, valorizzando le sapienti “Linee guida per la catechesi in Italia in tempo di Covid”, dal titolo “Ripartiamo insieme”, offerte dall’Ufficio Catechistico Nazionale nel giugno scorso. Si adotti un sapiente equilibrio tra la forma “in presenza” e la modalità online. «Le nuove tecnologie sono di grande aiuto per tenere i contatti e per svolgere attività ma non possono sostituire la ricchezza dell’incontro personale, della presenza … I ragazzi, i giovani e l’intera comunità hanno bisogno che le parrocchie, gli oratori, le scuole possano tornare il prima possibile a svolgere la loro funzione di contesti di crescita. Non ci potrà essere un ritorno improvviso alle condizioni di prima, ma fin d’ora tutti sono sollecitati a fare la propria parte, partendo da quello che questo tempo sta mettendo in evidenza» (Consiglio Permanente della CEI del 26 gennaio 2021).
  • Come già indicavamo nel documento di luglio, tra le “cose nuove” sperimentate nel tempo della pandemia c’è la ripresa della preghiera in famiglia, che è opportuno continuare in tutte le sue forme.
  • Nuovo spazio occorre dare al “prendersi cura” gli uni degli altri e a dare vita ad una nuova fantasia della carità.
  • Cogliamo questo tempo per mettere in movimento un cammino di formazione degli operatori per il “dopo pandemia”.
  •  “Tutto è connesso”: l’emergenza sanitaria è strettamente connessa all’emergenza sociale e a quella ambientale. Esortiamo a vivere la prossima Quaresima offrendo nelle nostre comunità riflessioni e preghiere sulla Laudato si’, a cui Papa Francesco ha dedicato quest’anno in corso.

    4. Ci permettiamo, poi, di raccomandarvi alcune sollecitudini:
  • La centralità dell’Eucarestia domenicale: non possiamo accettare che si radichi nel nostro popolo la mentalità di ritenere che l’Eucarestia rientri tra i beni considerati non necessari, di cui si può fare anche a meno, né l’opinione secondo la quale “assistere” alla Messa in televisione sostituisca la partecipazione in presenza all’Eucarestia. Perciò, esortiamo vivamente i fedeli a partecipare all’Eucarestia domenicale, superando la paura e avendo fiducia sulle garanzie di sicurezza delle nostre chiese.
  • Esortiamo a non trascurare il sacramento della riconciliazione, l’adorazione eucaristica e la preghiera personale; a tale riguardo, invitiamo vivamente i presbiteri a lasciare aperte le chiese.
  • Esortiamo i pastori ad esprimere concreta vicinanza agli ammalati e alle famiglie colpite dal lutto e dal dolore.
  • Nella celebrazione delle esequie si accolgano in chiesa anche i defunti “interessati dal Covid-19”, secondo le recenti disposizioni del Ministero della Salute1. Si evitino accuratamente gli assembramenti.

    5. Rivolgiamo, infine, una parola ai sacerdoti.
    Quello che sta accadendo ci porta a ridare più spazio ad un aspetto del nostro ministero che è stato sempre presente ma che oggi forse dobbiamo vivere con una consapevolezza rinnovata: pregare e intercedere per il popolo che ci è stato affidato. Questo appare oggi come il ministero più prezioso, il primo e fondamentale, dal
    quale trae forza ogni altro. Le circostanze ci spingono a tornare al posto che ci spetta, preferendo a tutto il resto la preghiera e l’annuncio del Vangelo (cf At. 6,4). Questo esige di farci carico delle domande e delle sofferenze della nostra gente. Solo se viviamo la vicinanza a loro, li potremo portare con noi nella preghiera e intercedere per loro. Un’ultima parola di incoraggiamento intendiamo indirizzarla ai nostri Seminari: seguiamo con particolare trepidazione gli sforzi che stanno facendo per assicurare la formazione dei seminaristi, nel rispetto delle prescrizioni sanitarie. Vi accompagnino il nostro sostegno e la nostra benedizione.

Pompei, 2 febbraio 2021

I VOSTRI VESCOVI

1 «Sono consentite cerimonie funebri in luoghi di culto, sale del commiato, case funerarie, purché a feretro sigillato e disinfettato esternamente e non sussista divieto di esecuzione con ordinanza del sindaco in situazioni di consistente focolaio». (Circolare del Ministero della Salute dell’11 gennaio 2021. Allegato 1).

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