L'Epifania ci ricorda la nostra unità in Cristo

Le parole del vescovo Marino durante l'omelia per la solennità dell'Epifania

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Questa mattina il vescovo Marino ha presieduto la Santa Messa per la Solennità dell'Epifania.

Questi alcuni passaggi della sua omelia

"Carissimi, abbiamo appena ascoltato l'annuncio della Pasqua. Annuncio oggi particolarmente suggestivo perché ci fa comprendere come nella liturgia della chiesa tutto è connesso e così anche nell'ordine della fede, fede del popolo santo di Dio. Mentre celebriamo i divini misteri dell'Incarnazione, della nascita e della manifestazione del Signore, il nostro sguardo va già all'avvenimento fondante della nostra esperienza di salvezza che è la passione, morte e e risurrezione del Signore stesso. Cristo, come abbiamo ascoltato è ieri oggi e sempre, egli è il centro della storia ed è colui nel quale è ricapitolata la salvezza di tutta l'umanità questo noi viviamo nei santi segni della liturgia che è fonte e culmine di tutta la vita cristiana perché nel celebrare gli eventi di Cristo noi stessi siamo coinvolti in questi avvenimenti, negli avvenimenti della salvezza, pre crescere in Cristo  per appropriarci di Cristo che si dona a noi. Un dono per cui rendiamo grazie a Dio e da cui deriva anche il nostro impegno alla conoscenza della fede e alla carità che è il senso ultimo dell'autodonazione di Cristo e anche della Chiesa perché si manifesti anche in noi che Dio è amore, perché il mondo sia ricondotto al cuore di Dio, perché tutti in Cristo siano figli di Dio. E la festa di oggi ce lo ricorda. Festa che unisce i cristiani d'Occidente e quelli d'Oriente che oggi celebrano il Natale. E l'Epifania è proprio la manifestazione del disegno d'unità e di amore di Dio. In realtà dovremmo parlarare di più manifestazioni del Signore: a Maria, ai pastori, ai magi. Questi uomini lontani che non conoscono il Dio di Israele, cercano Dio. Sono scienziati del tempo che seguono una luce, che è cosmica, che è parte di quella creazione in cui Dio ha posto la sua impronta. E giungono ad un bambino, in cui Dio si rivela pienamente. I magi sono uomini che si mettono in cammino per trovare la verità. Come tanti uomini e donne d'oggi che possono trovare Dio seguendo la voce della coscienza, voce che Dio ha posto nell'intimità dell'uomo, che parla del sogno bene, che parla di Dio, che parla della verità: verità universale che esiste. E per cercare bisogna mettersi in gioco, correndo anche il rischio di sbagliare, come i magi che cercano il bambino, re di Israele, prima di tutto in una reggia, a Gerusalemme. Eppure alla fine sono essi, e non altri, a trovare Gesù. E trovatolo lo adorano, ne comprendono il senso, e si lasciano coinvolgere. E nel trovarlo esprimono la loro gioia e offrono i loro doni riconoscendo chi quel bambino è: è Dio che si manifesta nella carne di Gesù, e ancora si manifesterà in lui. Una comprensione come quella magi chiede stupore, apertura del cuore. Come abbiamo ascoltato dalla lettera agli Efesini di Paolo, che si lascia prendere dalla stupore perché riconosce un disegno di Dio: tutte le genti sono chiamate in Cristo Gesù a condividere la stessa eredità e a formare lo stesso corpo, una unità mistica ed eterna per essere partecipi della stessa promessa. È questa l'umanità che Dio vuole, la nostra fede non ci isola, ma ci rende universali, nel nostro modo di pensarci e di esistere nella Chiesa. La festa di oggi è una festa missionaria, di universalità della fede, che ci ricorda della nostra unità in Gesù Cristo".


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