La notte non è fuori dal giorno

Il vescovo Marino scrive ai presbiteri diocesani per incoraggiare loro e le comunità parrocchiali a vivere la celebrazione del Natale secondo la sapienza liturgica

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In prossimità della Novena di Natale, il vescovo Francesco Marino invia ai presbiteri diocesani una lettera attraverso la quale far giungere, anche alle loro comunità, parole di sostegno e incoraggiamento «perché mi rendo conto che l’evolversi della situazione pandemica e le relative indicazioni delle autorità civili circa le norme per arginare il contagio, ci chiedono di camminare insieme e di predisporre le celebrazioni natalizie secondo degli orientamenti comuni, senza tuttavia cadere nella semplice organizzazione del calendario e smarrire così l’autentico spirito natalizio».

I protocolli e le contingenze «non ci sottraggano - aggiunge - al compito primario di annunciare la Salvezza attraverso la bellezza della liturgia dell’Incarnazione». La celebrazione del Natale, continua, «non è questione di date e orari, ma di un’esperienza eterna, da far rivivere nel tempo: è proprio questo, in definitiva, il potere della celebrazione liturgica e l’attesa escatologica ce lo ricorda».

Il vescovo sottolinea l'importanza di contribuire al bene «collaborando con tutte le Istituzioni, nella convinzione che l’emergenza richieda senso di responsabilità e di unità. Per questo motivo, in spirito di responsabilità, dispongo anche per la nostra diocesi che si rispettino i tempi del “coprifuoco”. Non daremmo testimonianza di autentica collaborazione, né di sincera attenzione alla salute della nostra gente, se forzassimo quelle misure atte a contenere il contagio». E aggiunge: «Mentre per il calendario civile il giorno è definito a partire dalla mezzanotte, per la liturgia si tratta di comprendere che il giorno è quello spazio di tempo da un tramonto all’altro. Questo è molto bello perché ci aiuta sapientemente a scoprire una verità da accogliere come autentica speranza: la notte non è fuori dal giorno, perché Cristo abita anche le nostre tenebre, come gli chiediamo nell’Inno di compieta “nella veglia salvaci Signore, nel sonno non ci abbandonare”. Vi incoraggio, dunque, a non lasciarvi irrigidire dalle perplessità circa gli orari di calendario, ma a scegliere – garantito il temine del rientro per le ore 22.00 – il momento opportuno avvalendosi di tutti e quattro i testi eucologici o privilegiando quello più adatto all’ora prevista. Si faccia attenzione a non anticipare la Messa della Notte in un orario in cui si potrebbe utilizzare la celebrazione vigiliare...Orientativamente, si può prevedere la Messa vespertina della vigilia intorno alle 16,30 e (oppure) la Messa della Notte alle 18,30».



Di seguito il testo integrale della lettera


Carissimi fratelli presbiteri,

               in prossimità del Natale, mentre stiamo per entrare nella celebrazione della Novena, sento ancora di rivolgermi a Voi e a tutte le vostre comunità parrocchiali. Avverto la responsabilità di sostenervi e incoraggiarvi perché mi rendo conto che l’evolversi della situazione pandemica e le relative indicazioni delle autorità civili circa le norme per arginare il contagio, ci chiedono di camminare insieme e di predisporre le celebrazioni natalizie secondo degli orientamenti comuni, senza tuttavia cadere nella semplice organizzazione del calendario e smarrire così l’autentico spirito natalizio.

I protocolli e le contingenze, pertanto, non ci sottraggano al compito primario di annunciare la Salvezza attraverso la bellezza della liturgia dell’Incarnazione. Per questo motivo nel mio Messaggio d’Avvento alla diocesi, ho voluto richiamare l’importanza e l’urgenza di una riscoperta e ravvivata Ars celebrandi. Sono contento che insieme con le vostre comunità state scoprendo le ricchezze della traduzione della III edizione del Messale Romano, che ricordo possiamo già usare regolarmente; la data della Pasqua 2021, infatti, è intesa come termine ultimo per l’obbligatorietà dell’entrata in vigore, ma come sappiamo si può già celebrare con la nuova edizione tipica, così come dalla I domenica d’Avvento di fatto avviene in molte diocesi italiane e nelle nostre parrocchie.

Stiamo vivendo un tempo di grazia avvicinando i nostri fedeli, non tanto a delle formule o a delle rubriche, piuttosto ad una dinamica celebrativa che richiama la comune identità del sacerdozio battesimale. Ritorniamo all’insegnamento della Lumen Gentium: «Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo» (n. 10). È per questo che l’Ordinamento generale del Messale romano sottolinea che «il sacerdote ricordi di essere il servitore della sacra liturgia e che nella celebrazione della Messa a lui non è consentito aggiungere, togliere o mutare nulla a proprio piacimento» (n. 24). Quanta bellezza possiamo riconoscere nella meglio esplicitata espressione: «Perché ci hai resi degni di stare alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale» (Messale Romano, Preghiera Eucaristica II, Editio typica 2020).

Non si tratta di uno sforzo moralistico, ma di un lasciarsi avvolgere da quell’amore gratuito e salvante di Dio che ci previene e nell’Incarnazione ci mostra il volto misericordioso. Per questo è importante scoprire che, già dal canto del Gloria, entrando nella celebrazione accogliamo il dono della pace non in uno sforzo della “buona volontà”, ma nella consapevolezza di essere “amati dal Signore”. Questo è l’annuncio degli Angeli alla grotta di Betlemme; questo siamo chiamati a celebrare e annunciare nella liturgia del Natale. Capiamo bene, dunque, che non è questione di date e orari, ma di un’esperienza eterna, da far rivivere nel tempo: è proprio questo, in definitiva, il potere della celebrazione liturgica e l’attesa escatologica ce lo ricorda.

Sono consapevole che in questi ultimi giorni – a seguito delle ultime disposizioni contenute nei DPCM governativi - si è presentata la difficoltà dell’orario della cosiddetta “Messa di Mezzanotte” che, tuttavia, come sappiamo, nel Messale è correttamente identificata come “Messa nella notte di Natale”. Come ha ricordato il Consiglio permanente della CEI nel Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia, siamo chiamati a dare il nostro contributo per il bene dei territori «collaborando con tutte le Istituzioni, nella convinzione che l’emergenza richieda senso di responsabilità e di unità». Per questo motivo, in spirito di responsabilità, dispongo anche per la nostra diocesi che si rispettino i tempi del “coprifuoco”. Non daremmo testimonianza di autentica collaborazione, né di sincera attenzione alla salute della nostra gente, se forzassimo quelle misure atte a contenere il contagio. Ricordiamo di essere come credenti e come pastori sempre alleati con quanti promuovono il valore della vita e la tutela dell’incolumità sanitaria.

La sapienza liturgica più che canonizzare un orario specifico, consacra il tempo in riferimento alla gradazione della luce solare. Non a caso per noi la Domenica e le feste dell’anno liturgico iniziano con il tramonto del sabato, eredi anche della tradizione ininterrotta del popolo eletto. Mai ci è dato un orario da orologio, neanche per la Liturgia delle ore, piuttosto ci è chiesto di accogliere il mistero della Luce che riflette su di noi dai chiaroscuri dei Primi Vespri per arrivare ai bagliori mattutini e attraversando la pienezza del giorno fino a giungere all’ombreggiare della veglia. Mentre per il calendario civile il giorno è definito a partire dalla mezzanotte, per la liturgia si tratta di comprendere che il giorno è quello spazio di tempo da un tramonto all’altro. Questo è molto bello perché ci aiuta sapientemente a scoprire una verità da accogliere come autentica speranza: la notte non è fuori dal giorno, perché Cristo abita anche le nostre tenebre, come gli chiediamo nell’Inno di compieta “nella veglia salvaci Signore, nel sonno non ci abbandonare”.

Non vi pare che i limiti di questo tempo ci offrano la possibilità di tornare ad essere mistagoghi? Possiamo cogliere anche queste restrizioni come opportunità per fare catechesi alla nostra gente. Il Messale Romano ci offre quattro formulari per celebrare l’unico grande giorno del Natale: la vigilia (prima o dopo i primi vespri del 24 dicembre), la notte (da dopo il tramonto), l’aurora (alle prime luci dell’alba), il giorno (che non è fatto da ventiquattr’ore ma attraversa con la stessa intensità le giornate dell’Ottava).

Vi incoraggio, dunque, a non lasciarvi irrigidire dalle perplessità circa gli orari di calendario, ma a scegliere – garantito il temine del rientro per le ore 22.00 – il momento opportuno avvalendosi di tutti e quattro i testi eucologici o privilegiando quello più adatto all’ora prevista. Si faccia attenzione a non anticipare la Messa della Notte in un orario in cui si potrebbe utilizzare la celebrazione vigiliare. Si tratterà in ogni parrocchia di rendersi conto dell’orario in cui la famiglia si riunisce per la cena natalizia (forse, ci sono in questo differenze di usi da paese a paese), vista anche la difficoltà nel numero dei commensali ammessi e nelle restrizioni governative, per parte nostra cerchiamo di andare incontro ai disagi offrendo con sapienza tempi e modi per armonizzare la pubblica espressione della fede, l’autenticità delle tradizioni e la collaborazione con le autorità civili. Orientativamente, si può prevedere la Messa vespertina della vigilia intorno alle 16,30 e (oppure) la Messa della Notte alle 18,30.

Colgo l’occasione per inviare a voi, carissimi presbiteri, e alle vostre comunità l’augurio sincero di Buon Natale assicurandovi il ricordo nella preghiera e invocando umilmente dal Figlio di Dio fatto carne la lieta esperienza della comunione nello spirito con Lui e tra di noi nelle celebrazioni natalizie. Un caro abbraccio a tutti,

+ Francesco Marino


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