La Sposa è pronta, ed è per Cristo

I passaggi principali dell'omelia del vescovo Marino durante la Santa Messa Crismale

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Questa mattina, nella Cattedrale di Nola, si è svolta la Messa Crismale, presieduta dal vescovo Marino. 

Una celebrazione a porte chiuse, presenti, in rappresentanza del clero, i vicari episcopali e i decani: oggi infatti, la liturgia chiama i sacerdoti al rinnovo delle promesse sacerdotali, «che rinnoveremo - ha detto monsignor Marino al termine della celebrazione - tutti insieme, quando questo momento difficile sarà passato», tempo che ci tieni distanti gli uni dagli altri. 

Qui i passaggi principali dell'omelia del vescovo Marino:

«Carissimi fratelli e sorelle, carissimi presbiteri qui presenti a rappresentare l'insieme del presbiterio diocesano. Carissimi tutti voi, perché insieme formiamo la Chiesa di Dio, popolo messianico che nasce dal cuore di Cristo, re messia, sacerdote e profeta. Carissimi tutti,  stiamo vivendo gironi difficili, di paura, anche con il rischio di perdere la speranza. Ma quelli che stiamo vivendo sono pur sempre giorni santi, che portano dentro il seme della gioia perché sono i giorni della nostra salvezza, della Pasqua del Signore che si perpetua nella Pasqua della Chiesa. Ho voluto celebrare la Messa Crismale, anche in questo tempo, perché chiedo a tutti di conservare la profondità e la verità di ciò che noi celebriamo nella ritualità dei gesti e nella verità delle nostre persone, della fede che illumina le circostanze che stiamo sperimentando e apre uno sguardo di verità sul futuro che è nelle mani di Dio. Questa celebrazione vuole significare l' impegno della Chiesa in ordine alla salvezza che è un dono che Dio affida alle nostre mani così come ci affida  i segni  di questa salvezza, i sacramenti, con al centro l'eucaristia , memoria della morte e risurrezione del Signore, che ci ricorda che anche nelle prove della vita si preannuncia l'evento della della vittoria di Cristo, dell'avvenimento ultimo definitivo, escatologico: l'avvento del regno di Dio , della risurrezione finale, della salvezza piena e universale. Questa speranza anima il nostro cammino, la nostra storia; questa è la speranza cristiana che non si appiattisce sul tempo presente nel quale già si pregusta quanto annunciato da Cristo e che in noi si deve compiere e realizzare. Perciò possiamo dire che già ora il Signore è all'opera in noi, nel cuore nostro e nel cuore della Chiesa. Se gettiamo lo sguardo vediamo quanto sia  vero: quanto impegno, solidarietà, amore, voglia di riscatto, desiderio di bene fattivo, operativo, al di là della formulazione esplicita della fede. Tutto questo noi siamo chiamati ad alimentare e far crescere come Regno di Dio. Ecco allora la scelta di celebrare la Messa Crismale, consacrare gli oli santi. L'olio degli infermi, perché continuiamo a portare la consolazione alle ferite dell'uomo, annunciando che Dio libera dalla malattia e dalla morte: l'olio dei catecumeni, perché continuiamo a generare e fortificare figli nella fede; il sacro crisma che esprime la partecipazione alla santità stessa di Cristo, che fluisce da Cristo, capo, sulla chiesa e la rende capace di agire: la santità non riguarda solo lo spirito, ma anche l'anima il corpo; tutto ciò che noi siamo lo siamo nel nome di Cristo, ciò che facciamo lo facciamo per perpetuare l'opera di Cristo, opera di nuova creazione. Questa è la Chiesa, non cessiamo di essere il popolo santo di Dio. A me sembrava opportuno poter dire con questa celebrazione che la sposa è pronta, ed è per Cristo, la Chiesa è pronta per continua in forza della Pasqua la santificazione della realtà, che continuiamo a desiderare di essere parte del sacerdozio di Cristo. Non cessiamo di essere Chiesa, di essere popolo santo di Dio. La Chiesa opera la trasfigurazione della realtà: questa eucarestia con la consacrazione degli oli significa sperare che la salvezza di Cristo entri nella realtà e la Chiesa è pronta a portare la sua salvezza nel mondo, un compito affidato a tutti. Come ci ricorda la prima lettura nostro compito è proclamare la libertà delle persone, proclamando un tempo di grazia. E un momento giubilare, e lo diciamo, anche in questo tempo, come lo disse Gesù che pure si preparava alla croce. Siamo ancora chiamati a spargere ancora l'olio di letizia, e siamo chiamati a vestire l'abito della lode, in Gesù, come Chiesa, per donare la forza e la gioia della salvezza.  Dico grazie al Signore, che nella sua fedeltà ci rende fedeli. Dico grazie anche a voi presbiteri per il vostro ministero, al vostro esserci quotidianamente al cuore della chiesa per la salvezza del mondo. E dico grazie ad ogni battezzato, al popolo dei fedeli, laici e religiosi, per il loro servizio. La Chiesa è pronta per il suo sposo, per una rinnovata gioia, perché si celebrino le nozze, perché si vada con speranza incontro a Cristo, sposo dell'umanità».

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