Un Messale per le nostre Assemblee

Il Sussidio dell’Ufficio Liturgico Nazionale e l’Ufficio Catechistico

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In un tempo in cui anche la partecipazione alla liturgia domenicale soffre il rischio del contagio per coronavirus, risulta quanto mai importante ricordare che, con il nuovo anno liturgico, le comunità cristiane celebreranno con la nuova traduzione del Messale Romano, una terza edizione da leggersi - come si legge nel sussidio Cei Un Messale per le nostre Assemblee - quale «tappa di un cammino di Chiesa che, fedele alla via tracciata dalla riforma conciliare, 'riforma irreversibile', riconosce alla liturgia una importanza decisiva nella vita delle comunità e un ruolo determinante nel suo impegno di evangelizzazione».

A tal fine,  su richiesta del Consiglio Episcopale Permanente, l’Ufficio Liturgico Nazionale e l’Ufficio Catechistico Nazionale hanno preparato il Sussidio prima citato, «come strumento da utilizzare con sapienza pastorale per permettere ai ministri ordinati, agli animatori liturgici delle nostre comunità, ai catechisti e a tutti i fedeli di conoscere meglio il Messale e metterne in atto tutte le potenzialità. L’intento è di favorire l’accoglienza e la valorizzazione del libro liturgico e di suggerire itinerari di formazione per aiutare a celebrare e a vivere l’Eucaristia come 'prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possano attingere il genuino spirito cristiano' (SC 14)».

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La presentazione del Sussidio

A cinquant’anni dalla pubblicazione del Messale Romano di Paolo VI, primo frutto del rinnovamento voluto dal Concilio Vaticano II, i Vescovi italiani presentano la terza edizione del Messale con una rinnovata traduzione, nella consapevolezza che «la direzione tracciata dal Concilio trovò forma, secondo il principio del rispetto della sana tradizione e del legittimo progresso (cf. SC 23), nei libri liturgici promulgati dal Beato Paolo VI» (Francesco, Discorso ai partecipanti alla LXVIII Settimana Liturgica Nazionale, Roma 24 agosto 2017).

Questa terza edizione rappresenta quindi l’ultima tappa di un cammino di Chiesa che, fedele alla via tracciata dalla riforma conciliare, «riforma irreversibile», riconosce alla liturgia una importanza decisiva nella vita delle comunità e un ruolo determinante nel suo impegno di evangelizzazione. Ma come ha ben sottolineato papa Francesco, «l’applicazione pratica, guidata dalle Conferenze Episcopali per i rispettivi Paesi, è ancora in atto, poiché non basta riformare i libri liturgici per rinnovare la mentalità. I libri riformati a norma dei decreti del Vaticano II hanno innestato un processo che richiede tempo, ricezione fedele, obbedienza pratica, sapiente attuazione celebrativa da parte, prima, dei ministri ordinati, ma anche degli altri ministri, dei cantori e di tutti coloro che partecipano alla liturgia. In verità, lo sappiamo, l’educazione liturgica di Pastori e fedeli è una sfida da affrontare sempre di nuovo» (Ibidem).

Le parole del Santo Padre confermano e rilanciano l’insegnamento conciliare che invita ad una specialissima cura nella formazione di tutto il popolo alla piena e attiva partecipazione alla liturgia (cf. SC 14) e chiedono quindi alle nostre comunità diocesane e parrocchiali di affrontare la sfida che si presenta con la recente edizione del Messale. In questo contesto, su richiesta del Consiglio Episcopale Permanente, l’Ufficio Liturgico Nazionale e l’Ufficio Catechistico Nazionale hanno preparato questo sussidio come strumento da utilizzare con sapienza pastorale per permettere ai ministri ordinati, agli animatori liturgici delle nostre comunità, ai catechisti e a tutti i fedeli di conoscere meglio il Messale e metterne in atto tutte le potenzialità. L’intento è di favorire l’accoglienza e la valorizzazione del libro liturgico e di suggerire itinerari di formazione per aiutare a celebrare e a vivere l’Eucaristia come «prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possano attingere il genuino spirito cristiano» (SC 14).

I Vescovi italiani, nel messaggio che accompagna la pubblicazione di questa nuova edizione del Messale, si sono rivolti alle nostre comunità con questo invito: «riscopriamo insieme la bellezza e la forza del celebrare cristiano, impariamo il suo linguaggio – gesti e parole – senza appiattirlo importando con superficialità i linguaggi del mondo. Lasciamoci plasmare dai gesti e dai “santi segni” della celebrazione, nutriamoci con la lectio dei testi del Messale».


 

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