Archivio storico diocesano

L'archivio riaprirà lunedì 10 settembre dalle 16.30 alle 19. Stesso orario per lunedì 17 settembre

A partire dal 21 settembre il giorno di apertura tornerà ad essere come consuetudine il venerdì dalle 9.30 alle 12.30

 

 

 

   Archivista: dott.ssa Angela Sorrentino

 

Info: 0813114632/beniculturali@chiesadinola.it

Orari di apertura: venerdì dalle 9.30 alle12.30 

 

 

L’Archivio Storico Diocesano di Nola, oggi, secondo quanto indicato dalle note della CEI in materia di Archivi, Biblioteche e Musei,  si pone quale “luogo della memoria” della comunità cristiana dell’intera diocesi. I documenti conservati rappresentano il prodotto dello sviluppo storico della nostra chiesa particolare, testimonianza dell’attività liturgica e pastorale svolta nel corso dei secoli dai vescovi, dai parroci, dai religiosi,  dai laici e dagli istituti di vita consacrata.  E’ un istituto culturale aperto al pubblico e continua  l’opera di promozione culturale ed evangelica della chiesa locale e dell’intera comunità. Esso costituisce  un punto di riferimento culturale per tanti studenti, studiosi e ricercatori che lo frequentano da anni . Tuttavia beneficiari sono anche i frequentatori che sporadicamente vengono per effettuare ricerche di tipo genealogico e  i sacerdoti che hanno bisogno di consultare atti di tipo amministrativo o di tipo storico, che riguardano le loro parrocchie.  Da sempre ha svolto e svolge una importante attività di ricerca  a supporto di progetti organizzati tanto dalle scuole quanto dalle università, istituzioni con le quali il nostro archivio dialoga da tempo. Non sono mancati, soprattutto negli ultimi anni, studenti universitari provenienti da varie parti d'Europa che hanno effettuato  le loro ricerche storiche su documenti presenti nel nostro archivio, in particolare si è favorita la valorizzazione del prezioso fondo pergamenaceo.  Esigenza fondamentale  è di rendere un servizio alla comunità sempre più efficiente,  sia dal punto di vista della consultazione dei fondi che di ospitalità per i frequentatori: essere centro attivo e vitale di cultura .  L’obiettivo è di accrescere sempre più l’interesse soprattutto verso le giovani generazioni  per il nostro antico e prezioso patrimonio documentario, espressione della nostra identità cristiana.

 

 

Un po' di storia

L'Archivio Storico Diocesano di Nola, è uno dei più importanti istituti culturali del territorio nolano e dell’intera Diocesi. E’ per quantità e qualità del materiale custodito, il terzo Archivio Diocesano della Campania dopo quelli di Napoli e  di Salerno.

La prima fonte letteraria in cui si fa menzione dell’esistenza di un archivio di carte  della diocesi  è quella del padre somasco Gianstefano Remondini, giunto a Nola  nella prima metà del 700, chiamato dal vescovo Trojano Caracciolo del Sole (1738-1764) che tra l’altro da illuminato presule; raffinato studioso di filosofia, di storia e membro dell’Accademia degli Oziosi, aveva avviato la costruzione del nuovo Seminario vescovile sulle colline cittadine ed aveva affidato proprio al Remondini il compito di allestire in esso  un museo ed una biblioteca .

Il progetto al quale era stato chiamato il somasco genovese rispondeva ad una più complessa idea di rinnovamento della cultura cattolica, che si voleva realizzare all’interno della chiesa di Nola e che aveva come punto di partenza  un radicale cambiamento dell’educazione dei futuri ministri di Dio.

Tale progetto  – come si è detto -  prese l’avvio da una vera e propria ri-fondazione del Seminario diocesano che ebbe una nuova sede, non più nel centro cittadino, a poca distanza dal palazzo vescovile,  ma in un più ameno luogo collinare.

Nella nuova biblioteca confluiranno, non solo un cospicuo numero di cinquecentine, forse un tempo presenti nella biblioteca dell’antico seminario, ma la biblioteca sarà arricchita da un importante  numero di volumi editi nella prima metà del Settecento, soprattutto di argomento scientifico, scelti tra i più aggiornati dell’epoca: la chimica di Borhaave, l’opera omnia di Galileo Galilei - in un’interessante edizione del 1744 -,  le opere di Newton, dei fratelli de Martino e Antonio Genovesi. La presenza dei testi di filosofi quali Montesquies, Condillac, Mably, Mabillion e l’intera collezione dell’Encyclopedie di Diderot e D’Alambert faranno del Seminario nolano uno dei  poli culturali più avanzati che dialogherà  con i più prestigiosi centri d’Italia, in primis Roma e Firenze, ma anche d’Europa.  

L’ambizioso progetto di rinnovamento culturale sarà proseguito anche negli anni settanta ed ottanta del Settecento, ossia dopo la morte di Trojano Caracciolo del Sole, con l’acquisizione di più aggiornati manuali di argomento scientifico: Nollet e Macquer per la chimica; Horvarth per la fisica, ma non mancheranno i testi di matematica e geometria del napoletano Vito Caravelli; i testi di storia naturale, i Viaggi di Cook e tanti altri volumi di storia ed antiquaria, da Mazzocchi, da Giovan Francesco Gori, al Ficoroni. 

Il Seminario nolano dunque, continuò ad essere un centro di elaborazione della cultura cattolica per così dire illuminata, avviata proprio – come si è detto – dal presule Caracciolo del Sole e dal padre genovese Remondini, autore tra l’altro della monumentale opera “Della Nolana Ecclesiastica Storia” in tre tomi (1747-57), commissionatagli proprio da Caracciolo del Sole (nell’Archivio si conserva un manoscritto, ben poco conosciuto della Vita del Gran Servo di Dio Monsignor Don Trojano Caracciolo del Sole Vescovo di Nola …fatta compilare dal vescovo Gennaro Pasca nel 1836 e che contiene una piccola parte della Della Nolana Ecclesiastica Storia,  quella cioè che riguarda le opere monumentali e spirituali realizzate nella diocesi dal presule nolano. Piccole variazioni caratterizzano il testo manoscritto rispetto a quello a stampa, sembrerebbe – anche se al momento si tratta solo di una ipotesi – di un testo più antico confluito nel successivo carteggio ottocentesco o più semplicemente della copiatura di parti dell’opera a stampa.

Accanto alla biblioteca, il museo si arricchirà tra l’altro di una notevole raccolta di iscrizioni e del più importante documento in lingua osca, il “Cippus Abellanus”, trattato giuridico su pietra tra le città di Nola ed Avella, per le pertinenze su di  un comune santuario dedicato ad Ercole.

I restauri della biblioteca antica - che conserva i testi sopra menzionati -  e della sala della meridiana che ospita il Cippus, eseguiti qualche anno hanno consentito di rendere fruibile didatticamente questi luoghi che sono considerati sezioni distaccate del Museo Diocesano di Nola, la cui sede principale recupera invece, gli antichi ed in parte gli attuali spazi dell’ insula episcopalis,  in cui ha sede anche l’Archivio Storico Diocesano di Nola.

Ritornando proprio all’archivio, è da credere, come ha sostenuto l'archivista Filippo Renato de Luca, che sia stato proprio il Remondini a porre mano, anche, all’ordinamento dell’Archivio (F.R.de Luca, L’Archivio Storico Diocesano di Nola, in “ Nola e il suo territorio dal secolo XVII al secolo XIX”, a cura di Tobia R. Toscano, Massa Lubrense 1998, pp. 245-251).

Il Remondini, infatti, da dotto erudito del Settecento, amico di William Hamilton, in contatto con i principali circoli culturali italiani ed europei  dovette avviare la realizzazione di quell’ambizioso progetto di collegamento tra Archivio, Biblioteca e Museo, tipico della cultura antiquaria del XVIII secolo e che proprio in quegli anni si andava realizzando in diverse parti d’Italia e d’Europa.

In particolare nella “Della Nolana Ecclesiastica Storia”, il Remondini non solo, parla dell’Archivio, così come della Biblioteca e del Museo,  ma auspica soprattutto per l’Archivio un ordinamento che ne favorisca la consultazione e la conservazione. L’intera l’opera è costruita sui continui rimandi a bolle, privilegi, brevi pontifici, diplomi reali  ed altri documenti  da lui visti e letti, proprio nell’archivio e che sono alla base delle ricostruzioni di fatti, episodi e personaggi della storia civile e religiosa della Diocesi nolana.

Tra l’altro, proprio le pergamene, presentano sul verso diverse segnature,  di cui alcune già segnalate dal Remondini nella sua opera, altre poste forse in epoche diverse  o anche aggiunte  dallo stesso padre genovese al momento della loro consultazione e forse di un loro possibile ordinamento.

Nella sua opera il Remondini parla dell’esistenza di due Archivi, quello Capitolare, ricco di circa 600 pergamene a partire dal secolo XII, e di quello Vescovile.     

L'archivio, poi, subì ulteriori dispersioni allorquando fu  saccheggiato dalle truppe francesi nel 1799 e  successivamente fu coinvolto nell'incendio che distrusse la Cattedrale nella notte tra il 12 e il 13 febbraio del 1861.

Tale evento viene descritto in un  Libro delle croniche della Insigne Collegiata e Maggiore Parrocchiale Chiesa della terra di Marigliano   conservato nel nostro Archivio.

Tuttavia, nonostante le dispersioni  documentali legate ai fatti sopra citati, l’Archivio Storico Diocesano di Nola continua oggi ad essere uno dei più prestigiosi istituti culturali della Campania.

All'epoca dell'incendio del 1861, il Palazzo Episcopale era stato occupato prima dai garibaldini e poi dalle truppe piemontesi, che vi posero il loro Quartier Generale con relativo alloggio dei Generali Pianelli prima e Franzinis dopo.

La Curia del vescovo, pertanto,  dal novembre 1860 al dicembre 1866, funzionò a casa del Vicario Generale Angelo Velotti.  A causa di questi eventi si determinò un’ assenza di documentazione per questo periodo: mancano del tutto i registri delle Sante Visite effettuate in tale secolo.

Il Vescovo Giuseppe Formisano (1855-1890), che aveva lasciato Nola all'alba dell'8 settembre 1860, “ riprese il possesso del suo palazzo il 16 dicembre 1866, e trovò il suo appartamento vuoto, del tutto privo di mobili e suppellettili”.

Dopo il terremoto del 1980, nel corso dei lavori di consolidamento del Palazzo Vescovile, fu operata una ristrutturazione dell'ala del palazzo stesso ove erano dislocati gli uffici della Curia e, con l'abbassamento dell'altissimo soffitto venne realizzato un piano interamente destinato ad Archivio con quattro ampie e luminose sale di deposito e studio.  

Nei nuovi locali venne anche collocato l'importante Archivio Capitolare (che si trovava, prima, in un locale della Canonica della Cattedrale) per cui, dalla unione  dei due archivi -quello Capitolare e quello della Curia- è nato l'Archivio Storico Diocesano.

"Il ritorno alla vita" (è proprio il caso di dire) dell'archivio di Nola si deve essenzialmente alla sensibilità archivistica del vescovo dell'epoca, mons. Guerino Grimaldi (1971-1982), da giovane prete era stato archivista, che fortunatamente si incontrò con la grande disponibilità del Soprintendente Archivistico della Campania dott Giulio Raimondi.

La direzione dell’Archivio Diocesano fu affidata al prof. Filippo Renato de Luca che, da  archivista attento, avviò il  lavoro di riordino del materiale documentario. Ha mantenuto la direzione dell’archivio fino al 2011.

 

 

Fondi

dell’Archivio Storico Diocesano di Nola e strumenti di corredo

 

I principali fondi conservati nell'ASDNo, sono:

Fondo pergamenaceo

E' il più antico e pregiato, contiene 653  documenti pergamenacei,  a partire dal 1100 e c'è in questo fondo una serie molto importante che riguarda i documenti del periodo avignonese. Il fondo si è arricchito, poi, di carte più recenti databili dal XVI al XVIII secolo.

Il fondo antico contiene sia le pergamene dell’ Archivio Capitolare che di quello Vescovile. In esso sono confluite, poi, anche le pergamene del monastero francescano di Santa Chiara di Nola e di quello dell’Annunziata di Nola, soppressi nel 1861. Di questo importante fondo documentario si conservano alcuni inventari: il primo è un registro compilato da un autore anonimo: Registro di tutti li Pergameni sistentino nell’Archivio ( Ms 64/R) contenente il regesto di 484 pergamene dell’Archivio Capitolare  ( Carmela Buonaguro,curatrice nel 1997 di un regesto delle pergamene dell’Archivio Storico Diocesano dei secoli XII-XIV,  ritiene che  il registro sia da ascrivere ai primi decenni del XIX secolo e comunque successivo al Remondini). Il registro è stato poi dattiloscritto con l’aggiunta di una nota storica introduttiva da Antonio Caracciolo, archivista di Curia negli anni Settanta del Novecento e pubblicato successivamente da Domenico Capolongo in, Regesti delle antiche pergamene dell’Archivio Capitolare della Cattedrale di Nola, in « Atti del Circolo Culturale B.G. Duns Scoto di Roccarainola», 16-17, Roccarainola 1991, pp. 41-136, corredato da una introduzione e da quattro indici. Alcuni anni fa ho rinvenuto un antico registro contenente il regesto delle pergamene dell’antico monastero di Santa Chiara, rivelatosi  subito di estremo interesse, in quanto in esso sono presenti tre diversi riferimenti cronologici. Il regesto delle carte del monastero fu voluto nel 1831 dal vescovo Gennaro Pasca e compilato dal sacerdote archivista Don Antonio Aprea di Napoli, in quanto il precedente regesto compilato nel 1807 non fu rinvenuto nell’Archivio del Monastero. Il registro contiene un ancor più antico regesto compilato nel 1704 per ordine dell’Illustrissimo D. Filippo Di Gennaro e del notaio Nicola Rocco della Curia: “ … Riassunto d’Istrumenti Sistenti in Pergameno stipulati per diversi Notari in Nola. Parte in beneficio del Monasterio prima sotto il titulo di S. Maria Jacoba di Nola, e poi di S. Chiara di Signore Monache e parte in beneficio d’altri particolari di Nola, che cominciano dalli 10 Maggio 1300 per tutto li 5 maggio 1655…”.

Il volume edito da Carmela Buonaguro, di cui si è detto,  è un inventario corredato dalla segnatura e da estremi cronologici di una parte delle pergamene dell’Archivio Storico Diocesano di Nola, a partire dal 1180 fino al 1399 e con un transunto del contenuto. (C. Buonaguro, Documenti per la storia di Nola. Secoli XII-XIV, Salerno 1997).  

 

Fondo cartaceo

Raccoglie varie serie di documenti, tra le quali particolarmente significative sono:

Fondo Sante Visite alla diocesi: questo fondo ha inizio con la prima visita pastorale del 1551 del  vescovo Antonio Scarampo (1549-1568 trasferito a Lodi) ed arriva fino ai nostri giorni con la visita pastorale dell’ arcivescovo mons. Beniamino Depalma ( 1999- 2016).

Esiste una pandetta o indice cartaceo dattiloscritto delle Visite pastorali  redatto dall’archivista Filippo Renato de Luca negli anni ottanta del XX secolo, in cui è indicata la collocazione dei libri delle visite pastorali (dal Lib. I al Lib. VII: A/3-d; dal Lib. VIII al Lib. XXIII: A/4-d).

Per ogni libro, poi sono segnalati gli estremi cronologici, i fogli, eventuali rubriche o indici aggiunti in epoca successiva, annotazioni di fatti rilevanti, ad esempio nel I libro che contiene la Visita pastorale fatta nel 1551dal vescovo Antonio Scarampo: “ A fol. 11 viene riportata la Leggenda di S. Felice”, o anche nel libro III è contenuta la nomina del vescovo Scarampo che chiamato al Concilio di Trento nomina i suoi Generali, Commissari e Visitatori per continuare la visita pastorale alla Diocesi di Nola.

Esistono, poi, una serie di cartelle contenenti documenti relativi a Visite pastorali effettuate in epoche diverse e non rilegate in volumi, indicate come “Atti vari”. La prima cartella contiene documenti inerenti a: “ Sante Visite 1570-1680”, le ultime due cartelle, invece, raccolgono carte relative alle visite pastorali di mons. Guerino Grimaldi (1971-1982 nominato arcivescovo coadiutore di Salerno) e di mons. Umberto Tramma (1990- 1999 nominato officiale del Pontificio Consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi).

Vi è poi una cartella che raccoglie le fotocopie delle visite pastorali “ad limina” conservate in Vaticano, dal 1585 (vescovo Fabrizio Gallo, 1585-1615) al 1925 (vescovo Agnello Renzullo, 1890-1925).

All’interno della cartella si trova  una nota dattiloscritta compilata negli anni novanta del XX secolo dal sacerdote don Domenico Amelia, collaboratore dell’Archivio Storico Diocesano: “Relationes ad limina Apostolorum”, corredata da un indice iniziale in cui sono riportate le singole chiese parrocchiali “ che sono 86, sparse in 77 paesi, catalogati in: civitas n.4 – oppidum n. 47 – pagus n. 25 – villa n.1).

 Inoltre il sacerdote Amelia annota per ogni fascicolo della cartella notizie relative al contenuto: chiese, monasteri, monti di pietà, ospedali, orfanatrofi, parroci, religiosi e religiose della diocesi, sinodi e i nomi dei procuratori dei vari vescovi preposti per le visite pastorali.   

La serie delle Visite pastorali si completa con l’ultima effettuata a partire dal 5 gennaio 2006 da mons. Beniamino Depalma, che incaricò l’ufficio Beni Culturali diocesano, da me rappresentato, di effettuare una relazione sullo stato materiale delle parrocchie della Diocesi, nonché di redigere una nota descrittiva sui Beni Culturali della Diocesi da presentare come visita pastorale “ad limina” in Vaticano.

Sono stati realizzati dei faldoni contenenti le notizie storiche, l’architettura e le opere d’arte di ogni singola parrocchia, nonché una documentazione fotografica. Il tutto sia come supporto cartaceo che digitale su CD ROM.   

 

Fondo bollari dei Vescovi

Questa è una serie completa che parte dal vescovo Francesco Bruno (1505-1549) e va fino al vescovo Guerino Grimaldi (1971-1982 trasferito a Salerno).

Le bolle emanate dai successivi vescovi non sono state ancora versate nell’Archivio Storico Diocesano dall’ufficio della Cancelleria di Curia, rappresentato da don Angelo Masullo (nato a Nola il 21 novembre 1942), già cancelliere del Comune di Nola (in seguito alla sua ordinazione sacerdotale del 15 novembre 1997 lasciò il suo incarico pubblico come laico, per passare in diocesi come religioso e ricoprire successivamente quello di cancelliere ecclesiastico).   

Esiste una pandetta o indice cartaceo dattiloscritto, con parti aggiunte a penna coeve:   serie “Bollari dei Vescovi”,  redatto dall’archivista Filippo Renato de Luca negli anni ottanta del XX secolo, oltre all’ indicazione di elementi di carattere estrinseco, è segnalata la collocazione della serie libri dei Bollari ( B/7 – e; dal vol. 1- al volume 17); i vescovi che  hanno emesso le bolle;  il numero di bolle in ogni volume; il contenuto: “collazioni di benefici” e la presenza o meno di indici coevi per ogni volume.

 

Fondo Libri Parrocchiali

Questo fondo raccoglie i cinque libri canonici: Battesimo, Cresima, Matrimonio, Morti, Stati delle anime. Il più vecchio tra i battesimi risale al 1570 (Camposano); per i matrimoni al 1576 (Brusciano); per i morti al 1599. Per la città di Nola la serie parte dal 1588. Questi libri contengono anche molte annotazioni effettuate da parte dei parroci di notizie di carattere politico, meteorologico e sismologico.

Esiste un registro redatto dall’archivista Filippo Renato de Luca negli anni ottanta del XX secolo che contiene l’elenco dei comuni ricadenti nella giurisdizione della Diocesi di Nola ( 31 per la provincia di Napoli; 13 per la provincia di Avellino e 1 per la provincia di Salerno) e per ognuno di essi il registro contiene l’indice dei volumi dei Battezzati, Matrimoni e Morti con la relativa collocazione. Per alcuni di questi comuni – se  conservati – sono indicati anche i libri delle cresime e degli stati delle anime.

 Nonostante sia un fondo molto cospicuo, si segnala che alcune parrocchie della Diocesi non hanno mai versato questi registri presso l’Archivio Storico Diocesano, ma li custodiscono presso di loro. Negli ultimi anni in accordo con la Soprintendenza Archivistica ( nella persona del dott. Giuseppe Battaglia) ed il nostro Archivio Storico Diocesano si è provveduto ad emanare la notifica d’interesse storico particolarmente importante ai sensi degli artt. 10, comma 3, lettera b, 13 e 14 del D.L.gs. 42/2004 di questi archivi parrocchiali al fine di evitarne le dispersioni: “ La relazione storica e l’elenco costituiscono parte integrante del decreto”.

Presso l’archivio corrente dell’ufficio Beni Culturali diocesano si conservano le copie dei decreti dei singoli archivi parrocchiali della Diocesi, nonché tutta la documentazione amministrativa relativa all’espletamento del procedimento tra Diocesi- ufficio Beni Culturali, parrocchia di riferimento e Soprintendenza Archivistica per la Campania.

 

Fondo libri dei Conventi

 È  un fondo molto particolare che si custodisce nel nostro Archivio Storico Diocesano e non in quello dell’Archivio di Stato di Napoli, evidentemente a seguito della soppressione post-unitaria che interessò i quattro Conventi femminili della città le badesse della zona, per evitare  il versamento dei documenti  allo Stato, anche per motivi fiscali, patrimoniali ed economici, li nascosero nella Curia (53 libri dei Conventi sono conservati nel nostro archivio). Tenuto conto che il fondo si divide in serie, le più importanti sono tre: la serie dei libri di Santa Maria la Nova, la serie dei libri dell’Annunziata detta del Collegio e la serie dei libri di Santa Chiara. Di recente è confluita nell’Archivio anche una Platea seicentesca del Convento maschile di San Francesco di Nola.

Esiste una pandetta o indice cartaceo dattiloscritto dei libri dei Conventi, corredato da un’ addenda in parte dattiloscritta ed in parte scritta a penna dall’archivista Filippo Renato de Luca negli anni ottanta del XX secolo (L’addenda contiene anche il riferimento ad altri conventi ed istituti religiosi della diocesi). L’indice riporta la collocazione della serie dei conventi (B/8-c); l’annotazione di elementi di carattere estrinseco (pergamena, legacci, cartoncino, ecc.); per ogni libro è indicata la scheda di collocazione nella serie B/8-c (ad esempio: scheda 938); il numero di fogli; il titolo; la data;  la presenza di rubriche alfabetiche ed eventuali annotazioni ( ad esempio per il monastero di Santa Maria La Nova nel libro della fondazione scritto a partire dall’anno 1521  - scheda 939-  è riportato: “Questo libro è stato scritto da D. Clemente Martino nell’anno 1622, come si legge alle pagine 16, 24 e 25 di questo volume – Nota del sacerdote prof. Andrea De Stefano, dottore in Lettere, Archivistica Vescovile, settembre 1912). 

Il fondo dei Conventi è formato anche da una serie di cartelle contenenti documenti sciolti, di vario contenuto e datazione, relativi ai quattro Conventi femminili sopra citati.

 

Fondo cartelle parrocchiali

Ogni cartella è intestata ad un comune della Diocesi e contiene il materiale che riguarda le parrocchie di quel comune. La Diocesi di Nola conta 45 Comuni in tre diverse province: Napoli, Avellino e Salerno. Ha 115 parrocchie e numerose Congreghe.

Non esiste alcun indice, inventario o repertorio.

 

Fondo Archivio Capitolare

È un fondo molto importante. Questo archivio è formato da 64 libri e 10 faldoni (grandi raccoglitori). Non ha subito, fortunatamente, le sorti che ha subito l'Archivio vescovile (incendi, distruzioni, ecc.), perché questo archivio era dislocato in una stanza della canonica e quindi è rimasto integro. L'archivio capitolare conserva  la documentazione  relativa all'attività del Capitolo nolano.

 

Fondo Processetti matrimoniali

Sono migliaia di fascicoli e sono solo parzialmente ordinati

 

Fondo Cardinale D’Avanzo

Bartolomeo D’Avanzo (Avella 1811-1884) parroco di Avella, poi canonico a Nola, poi vescovo di Castellaneta e successivamente  trasferito a Calvi e Teano.  Ha avuto un ruolo molto importante durante il Concilio Vaticano I, in quanto gli fu affidato l’incarico di difendere l’infallibilità pontificia. Nel 1876 fu eletto Cardinale e partecipò al Conclave dal quale venne eletto Papa Leone XIII nel 1878. Questo carteggio conserva tutti gli ordini del giorno del Concilio Vaticano I. Nel carteggio è contenuto anche l’intervento di D’Avanzo sul dogma dell’Infallibilità e vari documenti sul compito affidatogli durante  il Concilio.

 

Fondo Giovanni Duns Scoto

Giovanni Duns Scoto, nato in Scozia nel 1265 e morto a Colonia nel 1308, ha subito cinque processi di beatificazione due dei quali sono stati tenuti a Nola: uno dal 1709 al 1711, l’altro dal 1905 al 1906. Questi due processi furono tenuti a Nola, poiché nel convento di Sant’Angelo in Palco, ubicato sulle colline venne un frate scotista, allievo proprio di Duns Scoto, Umile da Bisignano. Il carteggio contiene documenti vari tra cui lettere dei Vescovi di Nola e di Colonia.

 

Codici

L’Archivio ha conservato tra i suoi fondi anche un prezioso codice miniato del XV secolo contenente l’ufficio dei santi della chiesa nolana; in scrittura gotica su due colonne. Dal 2000 il “Breviario nolano” così chiamato dal Remondini è parte delle collezioni del Museo Diocesano.