23 maggio 1992: Giovanni Paolo II


Il tesoro da mettere a servizio del bene 

di Mariangela Parisi

Partire da quello che c’è e non da quello che manca per poter  dare una risposta concreta ai problemi. Potrebbe essere sintetizzato così il messaggio lasciato  da papa Giovanni Paolo II alla Chiesa di Nola  nella visita del 23 maggio del 1992, ventotto anni fa.  Al Centro Ingrosso e Sviluppo Campania (Cis),  in piazza d’Armi, in Cattedrale, ai laici, ai presbiteri  e ai religiosi, papa Wojtyla ricordò le grandi risorse a disposizione per poter «costruire la speranza»  e che potremmo racchiudere in tre parole:  coscienza, libertà,testimonianza. La prima parola,  coscienza, viene in mente rileggendo il discorso rivolto dal Santo Padre ai lavoratori e  agli imprenditori giunti al Cis, nato appena nel 1989.  Il Papa fa appello alla responsabilità e alla solidarietà  perché si inneschi e cresca un «processo di umanizzazione dei rapporti lavorativi» garanzia di  crescita economica e sociale di un territorio.  Un invito ad affermare il primato dell’uomo che non può  che passare dalla coscienza dei singoli,  siano essi imprenditori e lavoratori, ognuno secondo  la propria vocazione di vita. Già nel 1992,  papa Giovanni Paolo II ricordava alla Chiesa di Nola  quello che papa Francesco ha ricordato al mondo  qualche settimana fa: «Nessuno si salva da solo».  L’emergenza coronavirus ha fatto emergere con forza  quanto il mondo difetti di giustizia e quanto anche  oggi – come disse papa Wojtyla ventotto anni fa – sia necessario riaffermarne le esigenze. Il che non  può richiedere che libertà. E il 23 maggio, il Papa
ricordò ai fedeli nolani che la vita di un cristiano  è nella libertà perchè, in Cristo,  con l’ardore dello Spirito essa è tutta consacrata  alla costruzione del Regno. Lo disse a piazza  d’Armi, quel giorno animata da circa 30.000 persone  provenienti da tutte le parrocchie della diocesi. Libertà da alimentare attraverso un confronto  continuo con la Parola perché «quando la  fede non è sufficientemente nutrita dalla parola di Dio,  quando vi è contraddizione tra ciò  in cui si crede e ciò per cui si vive, i credenti  perdono la capacità di incidere nella società».  San Paolino ne era consapevole e per ricordarlo  a se stesso e ai pellegrini che numerosi  si recavano a Cimitile,  aveva orientato la basilica da lui costruita  verso la tomba del presbitero martire Felice,
verso la tomba di chi ha dato testimonianza.  E siamo alla terza parola. Papa Giovanni Paolo II ne ha  parlato in Cattedrale, durante l’incontro con i sacerdoti,  i religiosi e le suore della diocesi,  ma il suo è un invito valido per ogni battezzato:  cambiare «la chiesa sociologia, numerica,  nella chiesa dei testimoni. Testimoni vuol  dire pietre vive. Pietre vive sono i testimoni.
Come diventare noi stessi testimoni e come  rendere testimoni anche gli altri...solamente quelli che sono testimoni possono anche suscitare  la testimonianza degli altri, possono cambiare i
non–testimoni in testimoni, le pietre vive  non totalmente vive nelle pietre vive». Parole  sgorgate proprio dalla meditazione a Cimitile,  e pronunciate a braccio, rompendo il protocollo che
prevedeva invece un altro discorso. Ma il vescovo  nolano di allora, Umberto Tramma, gli aveva  posto per la seconda volta, dopo averlo fatto  a piazza d’Armi, la domanda: «Che cosa dobbiamo fare?» per affrontare ombre che sembrano le stesse  che offuscano l’orizzonte di speranza verso il quale la Chiesa guarda e invita a guardare il mondo.  Il Papa ‘chiamato da molto lontano’ rispose e  indicò il tesoro più grande, Cristo,  e in, in Cristo, la Chiesa stessa:  «C’è un ricchissimo deposito in ciascuno di noi»,  disse ancora in Cattedrale; una ricchezza che anche  il vescovo Tramma fece risplendere nel suo discorso a piazza D’Armi e che potrà ancora dare  frutto se – come disse il papa polacco ai giovani  ventotto anni fa – proprio nel momento dello scoraggiamento, sarà messa, in piena e consapevole libertà, a disposizione del bene.


ll ventennale nel 2012

«La visita di Giovanni Paolo II prese avvio con l’incontro con il mondo del lavoro svoltosi al CIS di Nola. La questione del lavoro indicata come prioritaria da Giovanni Paolo II nel 1992 è tale ancora oggi così come ancora fondamentale è per la Chiesa di Nola farsi tessitrice quotidiana di dialoghi che costruiscano un futuro a dimensione d’uomo per il nostro martoriato territorio».  

Così monsignor Beniamino Depalma, attualmente vescovo emerito della diocesi di Nola, sottolineò nel 2012 l'importanza del ventennale della visita di Giovanni Paolo II a Nola, nel 1992.

Prima tappa di quel viaggio nella memoria è stato l’incontro “Costruire la speranza: l’imprenditoria risorsa per il territorio”  tenutosi il 30 marzo 2012, alle ore 16:30 presso il Castello Mediceo di Ottaviano.

«La visita di Giovanni Paolo II - disse il vescovo Depalma -  prese avvio con l’incontro con il mondo del lavoro svoltosi al Cis di Nola. Una scelta che partiva dalla profonda convinzione, fortemente affermata nell’Enciclica Laborem Exercens, che la chiave dell’intera questione sociale fosse il lavoro. Una chiave che, data la situazione economico-sociale che stiamo vivendo, ancora non abbiamo imparato ad usare: in tanti, in troppi, vivono il dramma della disoccupazione e della precarietà cui si aggiunge quello dello sfruttamento: quante donne, quanto uomini, pur di lavorare accettano di farlo “in nero” o in condizioni prive di tutela. La questione del lavoro indicata come prioritaria da Giovanni Paolo II nel 1992 è tale ancora oggi così come ancora fondamentale è per la Chiesa di Nola farsi tessitrice quotidiana di dialoghi che costruiscano un futuro a dimensione d’uomo per il nostro martoriato territorio».

Il 4 maggio poi, a dialogare furono il mondo dell’imprenditoria e quello della scuola, mentre il 26 maggio - vigilia di Pentecoste - a Torre Annunziata, si svolse “Tower Hope” evento che coinvolse i giovani del territorio diocesano invitati a confrontarsi sulle possibilità che anche un territorio difficile quale quello oplontino può offrire: una veglia di preghiera a Rovigliano, frazione della città che accolse S. Paolino al ritorno dalla prigionia, chiudesse la giornata.

Il 23 maggio, invece, la Chiesa di Nola, guidata dal suo vescovo, mons. Beniamino Depalma, si recherà a Roma in pellegrinaggio per far visita alle spoglie del beato Giovanni Paolo II e accogliere la direzione del cammino che Papa Benedetto XVI vorrà indicarle in vista del prossimo sinodo diocesano.

«Costruire la speranza, accantonare la rassegnazione! Questo l’invito - aggiunse ancora Depalma - che risuona ancora forte in quanti, il 23 maggio del 1992, hanno potuto ascoltare la voce di Giovanni Paolo II, hanno potuto toccare con mano il suo amore per l’uomo, fondato non su uno sterile senso di bontà ma su Cristo. Come Chiesa locale non potevamo non iniziare questo viaggio alla riscoperta di quella visita a partire da quel monito».


Documenti

inDialogo del 23 maggio 2020. Il ricordo della visita attraverso 8 testimoni

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Le parole di Giovanni Paolo II

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inDialogo di Maggio 2012 dedicato al ventennale dell avisita

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inDialogo di Aprile 2012 dedicato alla visita

inDialogo di Aprile 2012 dedicato alla visita

inDialogo di Maggio 2011 dedicato al ventennale della visita

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Le parole del vescovo Depalma a Roma nel 2012

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Incontro con il mondo del lavoro marzo 2012

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Veglia pentecostale Maggio 2012

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Concorso musicale Note di dignità. Note di verità

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Comunicato stampa per concorso musicale

Comunicato stampa per Tower Hope

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