San Pietro Apostolo Scafati

Parroco don Luca Tufano

Via S. Pietro, 84018 Scafati (SA)
Tel. 0818504235

Dove siamo

Orari messe

Sabato sera ore 19 Messa vespertina
Domenica ore 9, nella Chiesa di Sant’Antonio appartenente alla nostra parrocchia: ore 10,15 San Pietro; ore 12,00 San Pietro; ore 19 San Pietro
Col cambio dell’ora solare le Sante Messe delle ore 19 si anticipano alle 18

Orari e attività comunità

Catechismo: ci sono due corsi di catechismo, primo anno, per bambini di terza elementare; secondo anno, per bambini di quarta elementare.  Da ottobre a maggio, dal Lunedì al Sabato, orario pomeridiano, sia per il primo anno che per il secondo anno. 
Corso Cresima: ogni Lunedi alle ore 20 da Ottobre ad Aprile;
Corso Matrimonio: ogni Sabato alle 20 da Ottobre ad Aprile;
Preparazione Battesimo: due Venerdì precedenti all’ultima Domenica del mese in cui si celebra il Sacramento del Battesimo, alle ore 20.

Incontri dei settori di Azione Cattolica

L’Acr si incontra ogni sabato dalle 16 alle 18. I gruppi sono presenti tutti: 0-5; 6-8; 9-11; 12-14
Il settore giovani è formato dai seguenti gruppi: i giovanissimi (14-18) fanno formazione ogni Martedi alle 20,30; i giovani il Venerdì alle 20,30; i giovani adulti si incontrano a cadenza quindicinale il Venerdi alle 20,30.
Il settore adulti è formato dai seguenti gruppi: adultissimi, con incontri quindicinali a casa dei soci più anziani; adulti, si incontrano ogni tre Domeniche, dopo la Messa serale;
Gruppo genitori dei bambini dell’Acr: si incontrano una volta al mese.

Incontri Scout

I bambini si incontrano il sabato alle ore 16; i giovani ogni Lunedì alle 20

Altri carismi presenti

Gruppo “Orme”: si incontrano ogni Sabato pomeriggio presso i locali della chiesa di Sant’Antonio.

La storia

Nell'alto Medioevo la zona dove è sito il villaggio di San Pietro si presentava paludosa e malsana; il Fiume Sarno, detto il "Dragone" per la sua forma sinuosa, proveniente dal monte "Saro", composto da diversi affluenti quali "Rio Palazzo", la sorgente di Santa Marina e quella di "Foce", attraversava tutta la valle. La zona improvvisamente ebbe un aumento demografico, almeno così ci perviene dal Codice Longobardo, infatti in quel periodo erano i Longobardi a dominare questa terra. Questi ultimi rifiutando il lavoro "vile" della terra ed esaltando invece quello delle armi e della guerra, costrinsero feudatari ed ecclesiastici del luogo a stipulare dei contratti con gli abitanti della zona che vivevano prevalentemente di agricoltura. I contadini versavano annualmente al signore del luogo un canone (si parla di enfiteusi), in via piuttosto simbolica, inoltre perviene traccia ai nostri giorni persino di un contratto denominato "AD PASTINANDUM" con il quale il proprietario terriero prestava piante, alberi o sementi da piantare; i frutti del raccolto poi venivano divisi tra i due, un'usanza ancora presente in queste zone. In questo contratto era essenziale che l'area assegnata al colono fosse fertile, per aree invece di tipo paludoso c'erano altri tipi di contratti ad esempio "AD MELIORANDUM", la caratteristica principale era che questo contratto durava fino a quando l'area assegnata al colono non diveniva fertile, da paludosa che era. L'arrivo della legge, come ci insegna la storia, crea classi sociali, nello specifico venivano considerati uomini "liberi", coloro che avevano la facoltà di stipulare contratti e godevano di diritti come possedere, lavorare o migliorare il terreno. Grazie all'opera di questi coloni e delle leggi longobarde, a partire dal IX secolo l'agricoltura divenne florida.

Secondo alcuni studiosi è proprio a questo fermento che si deve la nascita della chiesa di San Pietro Apostolo ad Erceca presente dal X-XI secolo. Attualmente nello stesso luogo sorge la chiesa di San Pietro Apostolo, dipendente dalla diocesi di Nola. La chiesa di San Pietro Apostolo ad Erceca era governata dai monaci benedettini di Cassino (era infatti presente anche un convento), ed in quel periodo dipendeva dall'abbazia di Sant’Angelo in Formis; intorno alla chiesa pian piano si formò un piccolo centro urbano che verrà poi chiamato il Casale di San Pietro. Insomma, nel 1200 la vallata di San Pietro offriva un habitat perfetto per lo stile di vita del periodo, il tutto immerso nella Sylva Mala. Con quest'ultimo termine ci si riferiva al fitto bosco che circondava queste zone, l'appellativo pare sia dovuto a Federico II di Svevia, il quale separò questa zona da Ottaviano e la adibì a zona di caccia reale (L’animale che si cacciava maggiormente era il falcone). La "Sylva Mala" (sorvegliata dai Bauli, guardie speciali del re) era piuttosto estesa tant'è che vi sono ancora comuni che riportano il suo nome come Boscoreale o Boscotrecase. Il Casale di San Pietro era completamente autonomo fino a quando il re Carlo I d'Angiò decise di donare quest'ultimo all'abbazia di Santa Maria di Realvalle da lui fondata. Il Casale però apparteneva all'abate di Cassino, pertanto Carlo I d'Angiò, come si legge dal decreto dato in Logopesole il 3 agosto dell'anno 1274 propose una permuta ("si Abbas Cassinensis voluerit eam permutare loca curie que vocantur Hecla et Campanara").


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